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FACCE DA TEELENT: CLAUDIO SAPIENZA

Oggi parliamo dell'arte di:
CLAUDIO SAPIENZA

Una ricerca della bellezza che dalla Sicilia ha attraversato tutta l’Italia per poi ritornare nella sua terra, Catania: Claudio Sapienza è un artista concettuale che ha fatto dell’ambiente e della natura la sua primaria fonte di nutrimento artistico.

Claudio Sapienza è entrato a Teelent con una menzione speciale. Invitato alla XIII Biennale Florence dallo stesso presidente della manifestazione artistica Pasquale Celona, Claudio scopre l’esistenza del contest Eternal Feminine di Teelent. Il nostro obiettivo era portare almeno 3 artisti all’esposizione della Fortezza da Basso. Ma oltre alla partecipazione fisica, abbiamo offerto anche un’opportunità virtuale, quella cioè di partecipare a una speciale mostra digitale su Kunstmatrix. Le strade per farlo erano due: entrare trai primi dieci oppure avere una menzione speciale della giuria. A Claudio Sapienza il fato ha riservato la seconda e la sua opera, La tela di Penelope del 2020, viene inserita con altre 3 menzioni speciali insieme ai 10 finalisti e ai 3 vincitori del contest. Un ottimo risultato considerata la partecipazione di 283 artisti provenienti da 44 Paesi per un totale di 440 proposte. Al momento della scelta non sapevamo davvero nulla di Claudio Sapienza, se non la breve spiegazione della sua opera da cui tutta la giuria era stata colpita. La tela di Penelope, infatti, appartiene a uno dei due grandi temi affrontati da Sapienza, il primo dei quali è la ricerca del mare. Si tratta di una serie di opere che si relazionano con il mare, anche in un senso culturale. Ecco come ce la spiega lo stesso Sapienza in video call. «Io sono un appassionato della mitologia, dell’Odissea che in Sicilia ha una componente molto forte e che per ragioni mie personali di ricerca ho approfondito [diversamente non sarebbe un proff.]. Un’Odissea vista e reinterpretata da un personaggio che si chiama Antonio Mercurio, ancora vivente, il fondatore della Cosmo Art. L’opera presentata al contest di Teelent parte da questa osservazione e ricerca del mare come elemento da cui sono partite tante vite. Il viaggio per mare come elemento simbolico e ricerca del sé. All’interno di questo progetto legato al mare è presente anche uno scambio e una fusione con il lavoro d’artista di mia moglie Silvia Marzia Cacciatore. Lei è una fotografa. Sono diverse le opere che abbiamo realizzato insieme.»

All’estremo opposto del mare, per Claudio Sapienza c’è la terra, o meglio la terra vulcanica dell’Etna. L’artista ha intitolato –per ora solo provvisoriamente– questa più recente tematica Terra Madre. E non a caso visto che si tratta di un elemento molto conosciuto dall’artista dato che ha accompagnato tutta la sua infanzia e giovinezza. Un simbolo di quel territorio a cui Sapienza ha dato un nuovo valore da quando è tornato a vivere a Catania con tutta la famiglia. «Sono stato per qualche anno in Lombardia a Brescia. Lì, ho cambiato totalmente tavolozza. I colori erano rarefatti, più nebbiosi.» Non ne dubitiamo. «Le atmosfere sono cambiate moltissimo. Di contro, questa lontananza mi ha dato occhi nuovi per guardare quella che era la mia consuetudine. La presenza del vulcano attivo. Attivissimo. Io vivo ai piedi dell’Etna. Attivo a tal punto che a fine febbraio, mentre facevo lezione in DAD a un certo punto i miei alunni mi hanno intimato di guardare il cielo: era tra il nero e il viola, una Pompei. Ed era mattino. Si era sollevata una nube di 12mila metri. Fenomeni fortissimi che ho sempre vissuto in maniera scontata: il mio normale orizzonte quando sin da piccolo mi affacciavo da casa. Oggi, ritornare dopo 10 anni, rivedere queste due entità, il mare e il fuoco, e sentirle come presenze importanti, sono elementi così carichi di energia che stanno determinando in modo marcato quello che sono ora come artista. Ecco perché nelle ultime opere utilizzo la cenere dell’Etna, la terra vulcanica in purezza perché non mi interessa più snaturarla.» Lo studio del suo rapporto con la natura è ciò che identifica Claudio Sapienza come artista: «L’arte è un fatto molto naturale. Non ne potrei fare a meno. Chiamiamola necessità, chiamiamola urgenza anche se questi due termini mi fanno pensare più a un bisogno. Sebbene non manchi questa componente, mi sembra sia più corretto dire che l’arte è proprio un fatto naturale che vivo sia come passione che come travaglio, e senza nessuno sforzo artificiale.»

Un pensiero che arriva dritto come un Frecciarossa dagli studi accademici di Claudio Sapienza della Land Art e della Cosmo Art. Della prima, Sapienza ha preso l’uso di alcuni padri della Land Art come Robert Smithson di realizzare opere portando la natura nelle gallerie attraverso sassi e vari materiali presi dai diversi ambienti esplorati. Su YouTube c’è a tal proposito il bellissimo documentario Troublemakers, the story of land art. Una ricerca, quella di Sapienza, che attraverso la stessa Cosmo art, lo porta a concepire la sua esistenza e il suo agire quotidiano collegato a tutto quello che capita intorno a lui. Una connessione con qualcosa di più grande. E questo comprende anche il suo essere docente. «Ho scelto di fare questo mestiere quando avevo 12 anni circa. Io voglio insegnare arte a chi come me ha questa passione perché credo sia bellissimo poter trasmettere tutti gli insegnamenti di questo credo. L’arte si può manifestare in diverse professioni. Si può diventare un grafico, un designer, un vetrinista perché l’arte può prendere molte forme. Anche da medico o ingegnere l’arte offre insegnamenti che si possono applicare in molti contesti.» Attraverso il suo sorriso disarmante, Claudio Sapienza narra che l’aspetto positivo di fare arte è mettersi sempre in moto e avere un pensiero che non ristagna mai. Fare arte, lo aiuta personalmente a vivere in modo più dinamico, a trovare sempre un punto di vista dalle connotazioni positive a volte completamente diverso a quello che si aveva in mente. «Sono abituato a posizionare l’oggetto e osservarlo da tanti punti di vista girandoci attorno per notare un’altra luce e già questo cambia tutto.» Un insegnamento meraviglioso se riportato nella vita. Così, anche il brutto come sinonimo di oscurità, può vivere di un’altra luce e offrire qualcosa di bello. Un ulteriore esempio di come coltivare bellezza faccia stare bene.

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