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FACCE DA TEELENT: MAURO MAZZARA

Oggi parliamo dell'arte di:
MAURO MAZZARA

Professionista, docente e artista: tre espressioni di un unico volto, quello di Mauro Mazzara, che dalla cattedra di Disegno e Tecniche pittoriche della Scuola Internazionale di Comics forma tanti giovani professionisti e artisti della mano.

Trai tanti docenti che ho avuto alla Scuola Comics di Brescia e Milano ho deciso di intervistare Mauro Mazzara.
Certo, l’aver terminato il suo corso di Tratteggio e chiaroscuro con un onestissimo 29/30 è già di per sé un buon motivo. Ma non voglio fermarmi a queste ovvietà. Il proff. Mauro è più speciale di altri docenti, per almeno tre motivi. Certamente ha trasmesso con dovizia di particolari tutti gli insegnamenti accademici della materia. Ma su questo devo dire, che praticamente tutti si adoperano con molta passione. Gli altri due plus li ritengo più importanti. Il primo è l’avermi spiegato alcuni aspetti più pratici di questo tipo di professione. Consigli utilissimi in periodi di intenso lavoro e poco tempo per terminare tutto. L’ultimo è il fatto di essersi relazionato con me e con la classe come se avesse già a che fare con dei professionisti.
Una iniezione di autostima molto importante per chi come me ha deciso di pagare le bollette con il mestiere dell’artista.
Mauro padroneggia almeno 800 tecniche di disegno, e le sue lezioni sul chiaroscuro sono state una manna dopo 20 anni trascorsi a imparare da autodidatta. Ci metto anche le scuole medie, vista la mia tenera età. Tra le tante, mi ricorderò sempre la sua prima lezione di tratteggio e non solo perché subito dopo entrammo in DAD.
Quel giorno, dopo una breve presentazione ci chiese di prendere un oggetto a nostra scelta. Di metterlo davanti a noi e di disegnarlo il più fedelmente possibile in 10 minuti di tempo. Minuti che divennero 5, e poi 2, e 1 fino ad arrivare a 1 secondo! In un secondo siamo arrivati a sintetizzare un oggetto in un segno. Questa era la chiave del suo insegnamento: il segno.

1. Mauro Mazzara fuori dalla scuola è un illustratore freelance per l’editoria, la moda e la comunicazione. Con quali strumenti ti piace lavorare? Quali tecnica preferisci?

Lavoro con ogni strumento necessario, da matite acquerelli e carta, rigorosamente Arches satinata. Mi piace anche la tempera magra, l’acrilico, e software come Procreate, senza dimenticare il MacBook Pro con tavoletta Wacom Cintiq annessa.
Come mi piace ricordare a Scuola Comics, dove insegno, bisogna imparare tutte le tecniche così da poter scegliere cosa usare. Anche quando si tratta di digitale, ovviamente lo strumento più utilizzato oggi per comodità e utilità, bisogna conoscere le tecniche tradizionali anche solo per sapere quali pennelli usare per ottenere gli effetti desiderati.
Trovo che “tecnica mista” sia una definizione bellissima per esprimere la libertà di saper e poter usare tutto. Cosa non uso invece è il vettoriale: al solo vedere l’icona di Illustrator mi sale la pressione e mi prude la testa.

2. Come nasce il tuo stile e perché è importante per un illustratore avere un proprio stile personale?

Io forse sono l’esempio peggiore (o forse giusto?) per rispondere a questa domanda, proprio perché il mio lavoro è sempre stato molto, forse troppo, caleidoscopio e differenziato, sempre in bilico tra pittura e illustrazione. «Datemi da fare e faccio» è spesso un ostacolo, più che un pregio, e questo probabilmente risponde alla tua domanda del perché è importante avere un proprio stile: il cliente sceglie te perché fai quello.
Lo stile, però, non è altro se non il frutto del lavoro, il risultato del percorso artistico. Rincorrere da principio uno stile non porta da nessuna parte e allontana da chi siamo davvero quando, a testa china sul foglio, mettiamo noi stessi su carta (o schermo).

3. Un illustratore è anche un artista? Cosa li accomuna e cosa li divide?

L’illustrazione fa parte delle arti applicate.
L’illustratore comunica e racconta attraverso il disegno e il colore, perciò attraverso produzione artistica. L’illustratore è un artista che racconta, attraverso il suo lavoro, sé stesso e la sua visione delle cose agli altri. Ci sono poi moltissime sfumature, chiaramente. Chi è più autoriale, chi più comunicatore…

4. Come si trovano nuovi clienti? C’è una parte del corso accademico che tieni da insegnante in cui si spiega l’importanza della gestione strategica/manageriale del lavoro di illustratore?

In genere nelle scuole ci sono figure preposte all’insegnamento del marketing e dell’autopromozione.
Io insegno Disegno e tecniche pittoriche, ma questa è ovviamente una domanda che mi è stata posta migliaia di volte. La risposta più onesta possibile è «prepara un portfolio sapendo a chi ti vuoi rivolgere».

5. Perché per te è importante insegnare?

Mi è sempre piaciuto condividere. Dalì, nel suo 50 segreti magici per dipingere, nelle prime pagine spiega per filo e per segno cosa usare e come usarlo, per dipingere come si deve… poi se ne va “per la tangente” del suo metodo paranoico critico, ma questo libro, mi accese la scintilla dell’insegnamento.
Ho avuto ottimi e pessimi maestri, nella mia carriera accademica. Più pessimi, se devo essere onesto, e proprio da loro ho imparato che tipo di insegnante NON essere. Perciò, cerco di dare tutto ciò che posso ai miei studenti. Il rapporto umano, poi, per chi come me vive la maggior parte del tempo isolato alla sua scrivania, è qualcosa di vitale.
Il contatto con menti giovani, mani brillanti, sorrisi contagiosi (beh, questo pre-covid, ma ora si intuiscono lo stesso) è nutrimento incredibile anche per me. È difficile spiegare quanto ricevo dagli allievi.
Un ultimo esempio banale, poi, del perché per me è importante insegnare: qualche anno fa alla Comics di Brescia mi chiesero di aggiungere l’acquerello al mio programma. «Dannazione, no! Che noia», pensai. Non usavo gli acquerelli da parecchi anni, causa ricordi non del tutto gradevoli legati a essi. Ecco, da quando ho ricominciato a insegnarli, me ne sono innamorato perdutamente di nuovo e mi hanno permesso di implementare e arricchire il mio mondo artistico!
Così per tutto ciò che insegno: imparo costantemente anche io ogni volta che faccio una dimostrazione e quando vedo i risultati, così diversi, ma sempre interessanti, degli studenti.

6. Quali consigli ti senti di dare ai giovani artisti che si approcciano a questa professione?

Lavorate, lavorate, lavorate.

Disegnate, disegnate, disegnate.

Dipingete, dipingete, dipingete.

Non c’è miglior consiglio, anche perché è il più difficile da seguire, ma è davvero l’unico modo per poter davvero farne un lavoro

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..Un gruppo di creativi indipendenti che amano sognare ad occhi aperti. Persone del mondo che hanno consumato strade di inchiostro, colori, idee traducendole in “comunicazione”

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