Il caso delle copertine di Enzo Mari.
L’arte o meglio il manufatto artistico non sa dov’è e nemmeno quand’è. Non ha per così dire una coscienza fisica dell’hic et nunc sebbene queste due coordinate lo condizionino palesemente. Ecco perché possiamo trovarla ovunque. Il miglior tramite dell’arte rimane il non-museo. Soprattutto per coloro che hanno occhi non solo per vedere ma soprattutto per osservare. Non serve definirsi amanti dell’arte per saperla riconoscere in mezzo a tanta non arte fatta di vecchi vestiti, soprammobili vintage e mobili da restaurare. Così, un banalissimo mercatino all’aperto di cose usate e vitage potrebbe diventare una retrospettiva di un grande della bellezza come Enzo Mari, recentemente portato via dal Covid-19. All’improvviso tra il ciarpame di vecchi autori autoprodotti, spunta una copertina. Griglie, elementi di ripetizione, optical, minimalismo, esecuzione didascalica. Un metodo più che un’estetica.
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