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ART RIGHTS: LA BLOCKCHAIN A SERVIZIO DELL’ARTE

Tutelare gli artisti nel diritto d’autore e i loro collezionisti utilizzando la tecnologia Blockchain? Sarebbe un buon punto di partenza per un giovane artista e per un collezionista che si avvicina per la prima volta all’artista. Ma partiamo dai fondamentali. Ogni scambio legato all’economia digitale, a cui anche l’arte appartiene, dipende da una certa fiducia che ciascuno di noi delega a una terza parte che ne garantisce la sicurezza e la privacy. Ma queste fonti di terze parti possono essere piratate, manipolate o compromesse. E ciò accade più spesso di quanto non si creda.

Ma non può accadere con la Blockchain. Questa innovazione si basa su una rete di computer, chiamati nodi che utilizzano la tecnologia peer-to-peer per comunicare con gli altri.

In questo modo, tutti quanti contengono al loro interno lo stesso registro di informazioni. Si tratta di un database decentralizzato e distribuito su più computer che funzionano da server. L’aspetto importante è che sono tutti sincronizzati tra loro. La decentralizzazione e distribuzione del database garantisce una sicura e veloce autenticazione delle informazioni scambiate senza la necessità di una struttura centralizzata che faccia da garante come terza parte. Così, qualsiasi cosa di valore, tangibile o immateriale, può essere tracciata e scambiata su una rete Blockchain, riducendo in questo modo il rischio e tagliando i costi per tutti i soggetti coinvolti.

Art Rights è trai primi Blockchain operanti in Italia a creare una struttura di certificazione. Si tratta della prima piattaforma per poter certificare le opere d’arte fisiche e digitali creando un passaporto che possa tracciare lo storico e le attività legate all’opera d’arte e all’artista.

Art Rights, alla base, è una community in cui tutti gli utenti sono verificati a monte. Ciascun utente dichiara le informazioni in possesso sull’opera d’arte. L’artista può inviare certificati di paternità. Un collezionista può dichiarare il possesso. Il gallerista può creare un certificato di lecita provenienza. L’archivio può creare un attestato di autentica.

Gli utenti inseriscono tutte le informazioni su una determinata opera e possono chiedere conferma agli altri utenti presenti in piattaforma che sono entrati in contatto con l’opera stessa. In questo modo, attraverso la Blockchain che diventa il notaio di queste procedure, la community che valida e conferma può creare valore sull’informazione. Ovvio è che se l’informazione è falsa a monte questa non riceverà conferma da altri utenti.

In questo contesto si inseriscono gli NFT. L’acronimo di Non-Fungible-Token rappresenta un certificato di autenticità digitale. In sostanza, attraverso questo strumento che opera attraverso una Blockchain, un file digitale diventa un bene unico grazie a una firma. Un file che può avere la forma di un’illustrazione, di un Tweet o di un video. Stiamo parlando di un mercato, non strettamente artistico, passato dai 41 milioni di dollari del 2017, anno in cui hanno preso piede gli NFT, ai 338 milioni di dollari del 2020.

Art Rights è una delle prime realtà a lavorare a livello internazionale. Operativa dal 2017 è parte di Art Identification Standard Consortium. È un consorzio internazionale in cui sono raggruppate tutte le società focalizzate nel trovare uno standard condiviso internazionale di certificazione dell’opera d’arte.

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