Come il New Deal permise a tanti giovani artisti sconosciuti di diventare famosi.
La bellezza salverà il mondo citava l’Idiota di Dostoevskij. Ma qualcuno si dovrà pur preoccupare di salvare lei, la bellezza, in questo periodo di crisi. Musei chiusi. Sale cinematografiche deserte. Concerti annullati. Mostre d’arte rinviate. Mercato dell’arte affondato.
Eppure, in questo isolamento forzato abbiamo tutti apprezzato guardarci una serie TV, sfogliare un libro magari legato all’arte, ascoltare l’album live di un concerto, guardare il canale Instagram di un illustratore.
Come avremmo trascorso i nostri giorni di clausura senza loro? Senza tutti quegli elementi che possono giustamente rientrare nel concetto esteso di arte?
Riempire la pancia è vitale. Ma anche il cervello ha bisogno della sua dose quotidiana di nutrimento. L’appello per la realizzazione di un grande progetto a favore degli artisti e degli operatori culturali arriva da molti. Oltre gli assessori delle 12 grandi città italiane anche l’economista Carlo Cottarelli ai microfoni della Triennale di Milano esorta il Governo a fornire un sostegno forte alle Istituzioni culturali e ai loro operatori.
Tra loro anche noi di Teelent.
"Sono giorni di grandi preoccupazioni e precarietà per tutti e anche per gli artisti. In questi tempi il ruolo delle istituzioni pubbliche dev’essere quello di sostenere l’arte e il ruolo della cultura"
sostiene Hans Ulrich Obrist, direttore artistico della Serpentine Gallery, nonché uno dei più famosi musei d’arte contemporanea di Londra.
Basterebbe imparare dalla Storia, quella con la S maiuscola appunto. Chissà se Dario Franceschini, l’attuale ministro per i beni e le attività culturali eccetera eccetera ha mai letto come si mosse Roosevelt per aiutare gli artisti durante la Grande Depressione. All’interno del New Deal, il piano di riforme economiche e sociali promosso dal presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt fra il 1933 e il 1937, si decise di dare da mangiare anche agli artisti.
«Maledizione, dovranno mangiare anche loro come tutti gli altri!» Ecco lo sfogo di Harry Hopkins, l’uomo che il presidente Roosevelt aveva messo a capo del più grande intervento pubblico nell’economia mai realizzato.
Nell’arco di 4 mesi, grazie al Public Works of ArtsProject (Pwap), ben 3.749 artisti produssero 15.600 opere per gli edifici governativi. A questo progetto seguì fino al 1943 la Work Progress Administration (Wpa). L’obiettivo era raccontare e documentare il Paese reale e la sua volontà di sopravvivere. E chi meglio di un artista, di un autore e di un fotografo può far ciò.
La WPA diede un reddito vitale alla carriera dei giovani talenti. Tra questi i coniugi Lee Krasner e Jackson Pollock e poi i giovani Mark Rothko, Willem de Kooning, Philip Guston e Alice Neel. Diventarono tutti famosi!