AAA NON-MUSEI CERCASI | Teelent

AAA NON-MUSEI CERCASI

Idee extra-ordinarie per aggirare la chiusura dei musei

E se i musei non dovessero più riaprire a causa della pandemia? Quali potrebbero essere gli scenari più plausibili? Credo che nella classe politica questo quesito abbia lo stesso peso del problema della moria delle api. Solo che per quanto riguarda le amiche impollinatrici esistono diverse associazioni, testimonial importanti, movimenti spontanei e anche alcune aziende, come Chopard, che hanno finanziato ed effettuato ricerche dimostrando le reali ripercussioni della loro scomparsa. Senza api, niente vita sulla terra. Tanto è vero che in Cina, causa inquinamento e conseguente moria di api, gli stessi uomini si sono messia impollinare le piante. Con scarsi risultati. L’interesse verso i musei, invece, sembra essere al minimo storico. Eppure, i musei sono gli impollinatori della cultura e della bellezza. Qualcuno aveva detto anche che la bellezza salverà il mondo. Conclusione: senza i musei siamo spacciati.

Nel 1952, Ray Bradbury scrisse “A Sound of Thunder”, un racconto di fantascienza ambientato nell’anno 2055. L’essere umano è capace di viaggiare nel tempo ed è anche consapevole che una minima variazione delle condizioni naturali provocata nel passato può causare cambiamenti macroscopici e imprevedibili nel presente. Ed è proprio ciò che accade nel racconto. Un ricco uomo di affari partecipa a un safari preistorico per abbattere un Tirannosauro vissuto 60 milioni di anni fa. Nel momento cruciale, preso dal panico, abbandona il sentiero artificiale appositamente costruito e calpesta il suolo primitivo. Senza accorgersi con il suo scarpone schiaccia una farfalla. Al ritorno nel presente si scopre che il contesto lasciato alla partenza non è lo stesso. La morte prematura di quella farfalla, milioni di anni addietro, aveva innescato un’imprevedibile catena di eventi nella storia del mondo, che hanno causato un cambiamento sostanziale del presente. Naturalmente siamo nella pura fiction, ma credo sia normale chiedersi se la morte prematura di una farfalla può causare tanto disastro, cosa potrà provocare negli anni a venire la chiusura reiterata dei musei di oggi? Gireremo la domanda a qualche futurologo. Comunque, non sarà niente di buono.

In merito alla chiusura dei musei, sono concorde, e anche felice, nel constatare che l’Ultima cena di Leonardo da Vinci come Il Bacio di Francesco Hayez creino più assembramento della corsia della pasta dell’Esselunga. Però, continuare a lasciare chiusi questi orti della cultura non farà che affamare la nostra anima.

Quindi artisti e curatori museali di tutto il mondo uniamoci e iniziamo a pensare a nuovi luoghi in cui poter esporre le opere d’arte.
Considerato il forte rischio di chiusura,
non potremo chiamarli musei:
li chiameremo quindi non-musei.

Diversi brand di abbigliamento lo stanno già facendo. Canada Goose, ad esempio, per la riapertura dei negozi ha chiesto a una serie di artisti contemporanei di allestire le sue vetrine con opere d’arte.

Anche a Biella per ridare un aspetto vivace al centro città e contrastare l’impatto triste e grigio delle serrande abbassate, la proprietaria di un negozio sfitto ha dato lo spazio a due artisti locali: Massimo Premoli e Bruno Beccaro. È loro cura, cambiare allestimento ogni settimana.

Se ogni serranda chiusa venisse sostituita da un’opera d’arte, le città diventerebbero istantaneamente dei non-musei a cielo aperto con o senza lockdown. Teelent stessa, per il 2021, è stata ingaggiata da MediaWorld per allestire nel suo flagship store di Milano Certosa una serie di mostre d’arte contemporanea dato che diversi artisti iscritti al portale sono affini all’arte digitale. La fantascienza è solo uno stimolo: molte idee extra-ordinarie sono facilmente attuabili. Ma dobbiamo pensarci tutti insieme.

Aspettiamo la tua proposta per arricchire il nostro brainstorming sui non-musei.

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su di NOI..

..Un gruppo di creativi indipendenti che amano sognare ad occhi aperti. Persone del mondo che hanno consumato strade di inchiostro, colori, idee traducendole in “comunicazione”

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