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ARTE E POTERE, MATRIMONIO PERFETTO!

L’occhio lungo di filantropi d’eccezione, come lo sono i banchieri, hanno dato vita nel corso dei secoli alla possibilità che artisti del calibro del Vernocchio o di Michelangelo potessero esprimersi al meglio. Lo racconta la mostra Dai Medici ai Rothschild fino al 26 marzo alle Gallerie d’Italia di Milano

È l’arte a servirsi del potere per realizzare più velocemente se stessa oppure è il potere a utilizzare l’arte per dare ai più l’immagine migliore di sé? Prima di rispondere -ognuno a proprio sentimento- consigliamo di andare a visitare alle Gallerie d’Italia di Milano la mostra Dai Medici ai Rothschild. Mecenati, collezionisti, filantropi. L’esposizione sarà visibile fino al 26 marzo 2023. Chissà che la sua visita non aiuti a scalfire rocciosi bias cognitivi (detti altrimenti preconcetti) fondati ahimè più sul sentito dire che sui fatti.

Chi meglio del museo di una banca –perché le Gallerie d’Italia sono dell’istituto di credito Intesa Sanpaolo– può decriptare il punto di vista dei grandi banchieri. Personaggi illustri, spesso restii alle luci della ribalta, che ognuno per la propria epoca hanno voluto consacrare la propria ascesa sociale gareggiando con l’aristocrazia o il sovrano di turno nel proteggere e incoraggiare gli artisti, anche acquistando le loro opere. Un punto di vista del tutto coerente sugli 11 banchieri e filantropi –uno per sala– che hanno da dire qualcosa sulla storia dell’arte attraverso il racconto di Fernando Mazzocca e Sebastian Schütze con il coordinamento di Gianfranco Brunelli.

Un’occasione per un approfondimento del tutto originale e per una riconsiderazione nei secoli di questo fenomeno attraverso l’analisi di personaggi che hanno segnato in modo incisivo la storia del collezionismo e del gusto. Tra loro Cosimo e Lorenzo de’ Medici, rappresentati delle famiglie Giustiniani e Torlonia o ancora Enrico Mylius. Nell’area mitteleuropea incontriamo, invece, Moritz von Fries, Johann Heinrich Wilhelm Wagener, Nathaniel Mayer Rothschild, e in America John Pierpont Morgan. Attraverso le testimonianze della loro eccezionale vicenda biografica, spesso ricca di importanti iniziative umanitarie, e soprattutto grazie a opere d’arte esemplari delle loro raccolte, è possibile rievocare la loro figura e le scelte come collezionisti. Fossi un giovane artista, metterei in stand-by l’idea di praticare un’arte scevra dalla contaminazione del soldo, e non mi farei certo sfuggire l’occasione di capire, una volta per tutte, come avvengono determinate scelte ai piani alti del collezionismo. Questa mostra potrebbe cambiare il percepito di molte bocche che vorrebbero sfamarsi con l’arte.

Tornando a Dai Medici ai Rothschild. Mecenati, collezionisti, filantropi, in totale il museo meneghino presenta oltre 120 opere, naturalmente di diverse epoche legate alla figura del banchiere di riferimento, ormai provenienti da prestigiosi musei internazionali. Utilizzo non a caso l’avvverbio ormai, perché nella maggior parte dei casi, le collezioni da cui arrivano queste opere sono andate disperse. Altre invece sono confluite nei musei e altre infine, giunte sino a noi, sono ancora possedute dagli eredi di coloro che le avevano realizzate. Trai musei che hanno concesso alle loro opere di arrivare a Milano ci sono il National Gallery di Londra, il Musée du Louvre di Parigi, l’Albertina di Vienna o ancora il Staatliche Museen di Berlino e il The Morgan Library & Museum di New York. Santuari dell’arte, che a loro modo riconoscenti dell’impegno artistico di questi istituti di credito, offrono alla banca milanese la possibilità di mostrare agli occhi attenti dei curiosi autori fondamentali per l’arte come Verrocchio, Michelangelo, Bronzino, Caravaggio, Gherardo delle Notti (Gerrit van Honthorst), Valentin de Boulogne Antoon Van Dyck, Angelika Kauffmann, Francesco Hayez. E last don’ t least un inedito di Giorgio Morandi. È sì, dopo decenni dalla scomparsa dell’artista esistono ancora sue opere inedite; una prova o forse un indizio che l’opera d’arte è anche un oggetto creato per dare piacere al singolo e non solo uno strumento per mostrarsi ai terzi, direbbe un filantropo.

Ma qualunque sia l’interpretazione del fine che può temporaneamente assumere un’opera l’arte, l’importante è che prima o poi si riesca tutti quanti a poterla ammirare. E spesso, questo avviene grazie a strutture di potere come le banche e i propri banchieri che indipendentemente dalla loro capacità economica posso regalarsi e regalare ai più tanta bellezza. Per i grandi banchieri, mecenatismo artistico e collezionismo appaiono strumenti strategici di rappresentazione e di affermazione sociale o meglio un esempio eloquente della sapiente trasformazione di capitale economico in capitale culturale e simbolico. Tra loro il banchiere umanista Raffaele Mattioli, protagonista della rinascita economica e culturale nell’Italia del difficile dopoguerra. Grande ammiratore di Giacomo Manzù, Giorgio Morandi e Renato Guttuso, le sue prestigiose acquisizioni per la Banca Commerciale e il suo impegno nella grande editoria hanno costituito un esempio importante, a cui il Progetto Cultura (programma pluriennale delle iniziative culturali di Intesa Sanpaolo) ha dato continuità e conferma. La sede espositiva di Milano, insieme a quelle di Torino, Napoli e Vicenza, è parte del progetto museale Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo. Alla guida c’è Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici.

A sottolineare l’importante rete di partnership di Banca IntesaSanPaolo, la mostra vede l’intervento dei Musei del Bargello e la Alte Nationalgalerie - Staatliche Museen zu Berlin, con la collaborazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Milano. Sì, c’è anche il patrocinio del Comune di Milano. A dare un ulteriore indizio sulla corretta interpretazione di questa mostra d’arte è Giovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo. Secondo l’ex banchiere, «Intesa Sanpaolo presenta un’originale e raffinata esposizione che racconta come dal Rinascimento all’età moderna la relazione tra banchieri e artisti abbia trasformato la ricchezza finanziaria in un patrimonio artistico di inestimabile valore. La fiducia e l’appoggio accordato a grandi artisti da figure illuminate di banchieri e mecenati hanno prodotto nel corso dei secoli la nascita di tanti capolavori. Alcuni di essi possono essere ammirati in questa mostra grazie ai prestiti concessi da musei nazionali e internazionali. La storia del mecenatismo interessa in modo particolare la nostra banca, costantemente impegnata a promuovere arte e cultura, nel solco dell’esempio lasciato dal banchiere umanista Raffaelle Mattioli.»

A testimonianza del gusto e dei diversi stili delle collezioni date da questi personaggi, la mostra presenta una grande varietà di generi artistici: dipinti, sculture, disegni, incisioni, bronzetti, medaglie e preziosi cammei. Tra le opere di maggior rilievo si segnalano il Putto con delfino del Verrocchio, la Crocifissione di Annibale Carracci, la Madonna della scala di Michelangelo, il San Gerolamo Penitente di Caravaggio, il Ritratto del conte Josef Johann von Fries di Angelika Kauffmann, il Ritratto di Everhard Jabach di Antoon van Dyck, La fuga di Bianca Cappello da Venezia di Francesco Hayez e l’inedita Natura morta di Giorgio Morandi.

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