3 settembre 2031. In Corso Venezia 16 fremono i preparativi per la vendita all’incanto della collezione Mallardo. La nuova generazione delle Grande Sartoria di Capri, infatti, ha deciso di mettere all’asta la collezione d’arte contemporanea del suo fondatore Antonio Mallardo per finanziare la costruzione di una scuola di sartoria sull’isola. Dieci opere d’arte contemporanea. Dieci artisti che sono passati dall’essere local, quindi conosciuti davvero da poche persone, a glocal andando a occupare le vetrine delle più prestigiose gallerie d’arte internazionali. Tra queste opere, anche lui: Caffè a Capri. Un dipinto 40x50. Un acrilico su tela, dai colori e dalle geometrie ipnotiche. Lo scorcio dei faraglioni da un balcone di una casa a Capri. Un tavolino sul mare illuminato dal tramonto.
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Anni addietro, lo aveva acquistato lo stesso giovane rampollo –che aveva ereditato la passione per l’arte dalla madre– per ricordare al vecchio padre, ormai steso a letto dalla vecchiaia, la bellezza della sua isola. A installarlo nella grande camera da letto era stato lo stesso gallerista. Era stato lui ad averlo scoperto in un resort sul piccolo lago d’Orta. Sì, se ne stava lì, appeso in un piccolo hotel boutique all’ingresso dello studio del direttore della struttura. Il gallerista si era talmente innamorato di quei colori e di quelle geometrie da volerlo acquistare a tutti i costi. Subito il direttore fece resistenza perché ad averlo posizionato proprio lì era stato il proprietario della struttura: il famoso chef Antonino Cannavacciuolo. Ma lui non lo aveva acquistato. No, col senno di poi lo avrebbe certamente fatto, tanto si era dimostrato negli anni l’attaccamento a quel quadro. Dall’apertura della struttura aveva ricevuto diverse offerte. Tutte rifiutate. A lui era stato donato da una giovanissima startup di art-lovers di nome Teelent. Un gruppo di persone amanti dell’arte impegnate a promuovere giovani artisti attraverso canali di vendita diversi dalle gallerie. Lo staff di Teelent, infatti, per promuovere l’attività di mecenatismo aveva organizzato una cena a Villa Crespi, il primo ristorante dello chef.