È difficile definire il lavoro di Christian Balzano entro contorni precisi. Artista eclettico, spazia dalla pittura alla scultura, dalla videoarte all'installazione. Ma tutte le opere sono connesse da un fil rouge che non è altro che quello che dovrebbe essere alla base di qualunque ricerca: un pensiero, un'idea, un'emozione, tante domande...
Christian Balzano nasce a Livorno nel 1969, città che ha una tradizione artistica spesso dimenticata: qui sono nati Giovanni Fattori, Plinio Nomellini, Amedeo Modigliani e Gianfranco Ferroni. Al Caffè Bardi, celebre ritrovo di pittori e scultori nei primi decenni del secolo scorso, viene fondato il Gruppo Labronico ed è legata la leggenda secondo la quale Amedeo Modigliani, di ritorno da Parigi, non apprezzato e anzi deriso dagli amici del Caffè, avrebbe buttato le sue sculture nell’adiacente fosso. Nonostante Balzano rivendichi origini partenopee, si può definire toscano doc, ma soprattutto viaggiatore del mondo. E non è un caso. Il primo grande sviluppo di Livorno avviene tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII secolo: tramontato il dominio di Pisa, la cittadina labronica diventa il principale porto del Granducato di Toscana e uno dei più trafficati scali di tutto il Mediterraneo. Acquisito il ruolo di centro economico e industriale, si anima di mercanti provenienti da ogni parte del mondo, assumendo i contorni di una città cosmopolita. È forse anche questo che spinge la recente ricerca di Balzano a interrogarsi su un quesito quanto mai attuale, e al contempo sempre esistito: può l’identità storica e culturale di un luogo, di una comunità, essere completamente sconvolta e cambiata dalla convivenza con altre persone, con identità diverse?
Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Firenze ottiene numerosi riconoscimenti esponendo alle Biennali di Venezia del 2011 e del 2013, alla Biennale di Arte Contemporanea di Mosca (2011), all’Ambasciata Italiana di Washington (2012), al Museo MAXXI di Roma, al Museo MADRE di Napoli ed al Museo MAMbo di Bologna (2014) e alla Biennale Internazionale di Arte Contemporanea in Brasile (2019). Vince il Premio Michetti nel 2013 e nel 2017 realizza il Monumento alla Resistenza (Io ero, Io sono, Io sarò) in piazza della Libertà a Certaldo. Quest’ultima rappresenta una bambina – realizzata in bronzo – che solleva da terra un pesante cubo in corten, svelando a terra una sagoma luminosa con la forma dell’Italia. Una metafora del Davide contro Golia, delle luci contro le tenebre, e al contempo un contenitore della memoria che accompagna le generazioni future. All’interno del cubo sono infatti riportate frasi e racconti delle vicende che hanno segnato la nostra storia, in una sorta di invito a scoprirle e non dimenticarle. Uno degli “elementi”, che diventa una costante nella ricerca artistica di Balzano, è il “toro”, presente nell’iconografia sin dall’antichità. Un animale che racchiude in se l’aspetto irrazionale e animalesco e che è spesso identificato come sorgente di vita. Nella recente mostra Fuori dal Mondo ospitata a Palazzo Medici Riccardi di Firenze, espone un’opera installativa con quattro grandi timbri in marmo che rappresentano i simboli delle religioni più diffuse al mondo (ebraica, cristiana, musulmana, induista), a cui si aggiunge il timbro “personale” dell’artista (che ha come effigie appunto un toro). Con questi timbri realizza una serie di lavori su tela in cui il segno lasciato dall’inchiostro corrisponde alle radici dell’umanità. Una ricerca che ha come fondamento la memoria e l’identità dei popoli.
L’aspetto della convivenza delle differenti etnie, religioni e comunità è affrontato in maniera ancora più sostanziale nella serie “Flags”, in cui le bandiere di paesi confinanti e in conflitto vengono tagliate e re-intrecciate per formare un’unica bandiera, come forma identitaria di un nuovo e inedito paese sotto al quale si raccoglie un sola popolazione. “È un concetto – afferma l’artista – utopico e provocatorio. Sarebbe estremamente interessante, a livello sociale, se le diatribe o i contrasti tra due paesi confinanti fossero affrontati con aperture, e non con chiusure. È un sogno illusorio ma ancora perseguibile vedere identità differenti che si fondono e convivono, pur mantenendo la loro cultura e le loro tradizioni. Invece, l’umanità ha spesso ridisegnato confini ed eretto muri proprio in tutti quei luoghi che storicamente e idealmente sembravano uniti, dove i cittadini appartenevano alla stessa popolazione”.
Ulteriore conferma dell’interrogativo sulla convivenza si trova nella serie delle “Mappe”. Lamine d’oro riportate su tela disegnano i confini geografici del mondo. Una volta che gli acidi hanno disegnato sul supporto le mappe ed evidenziato in rosso i confini sui quali l’uomo ha eretto muri e recinzioni, queste vengono immerse e lasciate in mare per sette giorni, per lasciare che gli agenti atmosferici e naturali diventino parte integrante dell’opera, ma soprattutto per richiamare il tempo che i migranti impiegano per affrontare i loro viaggi alla ricerca di nuove opportunità e speranze. Sulle tele, una volta recuperate dai fondali, il mare diventerà co-protagonista di un processo artistico naturale provando a condizionare una convivenza tra popoli e diluire confini geografici e politici.
Non dunque confini geografici, ma politici, divisioni artificiali che condizionano la convivenza dei popoli. Una riflessione riproposta da Balzano nella riproduzione di una mappa della fine del XVI secolo su cui è incisa la frase (in latino, qui tradotta): “È su questa terra che gli uomini esercitano il potere e bramano ricchezze, gettando l’umanità nel caos e scatenando guerre fratricide”.
Christian Balzano dimostra così cosa vuol dire essere artisti ed essere contemporanei: attingere dalle diverse tecniche i mezzi necessari per esprimere interrogativi del presente. Porsi delle domande sulla società senza dimenticare la memoria che ha segnato l’esistenza dell’uomo, che di questa deve fare tesoro e bagaglio culturale.
Una ricerca riassunta in una lamina d’oro tagliata e allargata a formare una rete, da cui appare un planisfero sul quale, ancora una volta dipinto in rosso e ribaltato da destra a sinistra come se fosse letto allo specchio, riporta la frase “Re e Uomini fanno progetto di cui Dio ride”.