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COLLETTIVO SI, MA DI CURATORI

La rinuncia all’autorialità e alla fama del singolo ha contagiato anche i curatori d’arte che, come recita un famoso claim anni 90, Du gust is megl che uan

Gli artisti perdono l’esclusività del termine collettivo per condividerlo con chi è causa delle loro gioie e bestemmie. A unirsi sotto lo stesso cappello in una forma evoluta di co-working artistico sono proprio i curatori d’arte. Sempre più schiacciati dalla libera professione, come freelance hanno compreso che oltre a dividere le spese con uno o più colleghi, l’opportunità di lavorare in un collettivo insieme ad altri curatori apre le porte a quelle istituzioni interessate ad acquistare solo curatela espositiva all inclusive. Un tutto-incluso che non riguarda certo gli artisti: destinati per il loro bene a soffrire affinché la loro vera essenza emerga dalle opere. Il tutto è riferito alla scelta dei fornitori, alla gestione dei loro servizi come il complicatissimo e oneroso trasporto delle opere, alla ricerca dei partner meglio ancora se sono sponsor danarosi, oltre all’oculata organizzazione della macchina della comunicazione, social media compresi. Il collettivo di curatori è diventato una vera e propria società di eventi che negli ultimi anni ha dettato tendenza più degli NFT, ma senza aver raccolto altrettanti guadagni vista la breve vita che colpisce la maggior parte di essi. Sebbene far parte di un collettivo di critici abbia una serie di vantaggi di scopo per tutti, sono diverse le realtà cadute nel baratro durante l’ultima chiusura forzata dei musei. Basta googleare collettivo curatori per capire quanti di questi ibridi hanno terminato la loro attività in età neonatale proprio nel biennio 2020-21.

Qualcuno ha rivisto l’alba. Piccoli arsenali di relazioni che al mal comune mezzo gaudio di quando erano singole entità critiche hanno preferito un più corale l’unione fa la forza. Ecco tre esempi che hanno attraversato indenni, almeno in apparenza, quest’ultimo periodo. Il primo è Il Colorificio, realtà curatoriale di via Giambellino 71, la strada di Milano diventata famosa grazie alla ballata di Giorgio Gaber. Aperto nel 2016 negli spazi occupati proprio da un negozio di vernici, qui lavorano Michele Bertolino, Bernardo Follini, Giulia Gregnanin e Sebastiano Pala. Quest’ultimo guarda caso, con la mansione di Project Manager. Segno che le competenze manageriali sono un ingrediente prezioso. Mostre personali, progetti off-site e tanti premi vinti come il Concorso I9 alla Fiera Artverona del 2018. Attualmente sono in attività con il progetto Una Sauna | Nobodys Winter Project di Eva Melisse. Segui su Instagram @ilcolorificio. Tutto al femminile è invece il collettivo curatoriale a.topos Venice, @atoposvenice. Fondato da Fernanda Andrade e Lucia Trevisan, le due curatrici, lo descrivono come un «un hub artistico, un laboratorio aperto e uno spazio poliedrico che può diventare all’occorrenza una galleria espositiva, uno studio per artisti, un luogo in cui si aprono colloqui e dibattiti tra artisti e promotori dell’arte e anche una stanza creativa per dare spazio ai nuovi talenti.» Sul loro account Facebook si trovano tutti gli appuntamenti aggiornati con la loro arte. Dal 3 al 13 marzo Utopia, Dystopia mentre dal 17 al 27 marzo Retrotopia allo SPARC di Campo Santo Stefano a Venezia.

E poi ci sono loro: Ivet Ćurlin, Nataša Ilić, Sabina Sabolović and Ana Dević. Una macchina da guerra targata What, How & for Whom/WHW (@whw_what.how.for.whom). Fondata nel 1999 a Zagabria WHW collabora con gallerie, spazi espositivi, festival artistici per diffondere la propria idea di arte in tutto il mondo: dalla Biennale di Venezia a quella di Istanbul, e poi ancora Cairo, Hong Kong, Beirut, Vienna, Mosca e New York. Ma per osservare l’intensità del loro lavoro quotidiano bisogna programmare un fine settimana a Zagabria e appuntarsi l’indirizzo della loro galleria in via Nikole Tesle 7: Galerija Nova. La trovate su Facebook con l’account @galerijanova. Oltre alla tradizionale attività di curatela espositiva, il quartetto organizza dei programmi di studi artistici molto interessanti; e sono gratuiti. Peccato che le iscrizioni per il corso di Marzo-Novembre 2022 siano state chiuse alla fine di gennaio. Ma magari si potrebbe liberare qualche posto: stay tuned!

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