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COME IL LOCKDOWN HA GENERATO UNA NUOVA FORMA DI ESPERIENZA ARTISTICA DIGITALIZZATA

E adesso dopo il lockdown, i nuovi fruitori dell’arte vogliono di più. Ben vengano mostre ed esposizioni on site, ma non dimentichiamoci dell’online per fortificare il rapporto con i nuovi amanti dell’esperienza artistica digitalizzata.

Dopo l’indigestione di serie televisive. Dopo giornate trascorse dietro le varie consolle di gioco. Dopo ore interminabili a scrollare smartphone, i più si sono fermati a osservare con attenzione le iniziative digital dei musei. Poco importa se italiani o stranieri. La stragrande maggioranza delle istituzioni museali, dagli Uffizi di Firenze al Centre Pompidou di Parigi, passando dai musei asiatici, tutti si sono adoperati per pubblicare tour virtuali delle proprie sale sugli account social.

Molti hanno aperto pagine Facebook. Diversi hanno pubblicato pillole video di qualche minuto su temi sempre differenti. Instagram ha sfondato l’ultima porta aperta nell’arte. E anche il podcast a tema artistico sta recuperando diversi proseliti. Uno sforzo immane che ha avvicinato la montagna a Maometto, dato quest’ultimo iniziava a snobbarla per altri lidi digitali. Grazie a questa nuova programmazione artistica digitalizzata sono finalmente arrivati nuovi utenti. Non necessariamente giovani. Persone di ogni età avvezze alla ricerca edonistica. Un piacere individuale che ha apprezzato la smaterializzazione digitale di musei, delle loro sale e delle opere d’arte ivi contenute per permettere loro di goderne liberamente nel quando, nel dove e nel come. Vuoi mettere il divano di casa rispetto a qualche ora passata sotto il sole in coda per entrare in un museo?

Qualche esempio di tour virtuale.

E adesso? Vogliamo le dirette Facebook dei vernissage di musei e gallerie. Vogliamo la sincronizzazione tra lo spazio fisico dei luoghi dell’arte e la loro realtà online. Ora che l’arte digitalizzata è diventata una nuova esperienza artistica riconosciuta socialmente, serve –imperativo categorico– continuare. La sala espositiva e il layout del canale social devono saper dialogare tra di loro. È ora che anche l’esperienza artistica diventi onlife. Vuoi mai che dal solo biglietto di carta staccato all’ingresso, il museo finalmente riesca a far cassa anche dall’online? Sarebbe il primo mattoncino di codice binario per integrare il vetusto modello economico del museo. Un nuovo modello di fruizione che permetterebbe non solo all’arte digitalizzata, ma anche a quella nativa digitale di avere una vetrina in più per essere osservata, ammirata, amata e soprattutto acquistata.

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