Ecco la domanda che tutti, consciamente o meno, si sono posti davanti all’opera d’arte di un artista. Una risposta inutile tanto quanto il quesito che ha paralizzato nei millenni schiere di artisti .
Credo se lo sia chiesto anche il vecchietto al fianco dell’homo sapiens mentre questi effettuava le prime incisioni rupestri all’alba dei secoli: «Come si distingue un’opera d’arte da una schifezza?».
La soluzione di questo dilemma è pari al dilemma dell’uovo e della gallina. Solo che questo è meno interessante.
In molti affermano che se non si conoscono gli sviluppi del mondo dell’Arte dal 1960 a oggi non si hanno gli strumenti per sapersi muovere in questo roseto: bello, profumato, ma pieno di spine. Come dire che solo chi ha studiato e letto in maniera approfondita sull’argomento possa dire «Sì, questa è un’opera d’arte fatta e finita» oppure, «Assolutamente no, trattasi solo di schifezza».
Forse prima bisognerebbe essere capaci di circoscrivere il termine schifezza. Si tratta di un’opera di cattiva fattura? Oppure brutta esteticamente. E poi brutta per chi? Il fatto che possa non piacere al singolo o alla critica non significa che sia oggettivamente brutta.
Non dimenticare che molti dei grandi, passati alla storia, sono stati stroncati dalla critica del tempo. Uno dei più illustri è Mark Rothko che venne addirittura snobbato alla sua prima personale presso la galleria Art of this Century di Peggy Guggenheim.
Ecco qualche sua opera:
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