GIANNI RODARI (RI)VIVE IN UN MOSAICO | Teelent |Blog

GIANNI RODARI (RI)VIVE IN UN MOSAICO

Un’opera a cielo aperto, frutto dell’amore di due figli e di un artista che ha messo la sua professionalità a beneficio di chi nasce senza opportunità

Tutti conoscono Gianni Rodari. In giovane età, abbiamo divorato i suoi racconti e le sue poesie. La mia maestra era fissata con lo stimolo della memoria e ogni sabato ce ne dava una da studiare. Da adulti ci siamo inorriditi davanti alla malvagità umana raccontata con dovizia di particolari nei suoi articoli di cronaca nera (ovviamente parlo delle raccolte). Molti di meno sanno che Rodari è nato a Omegna, una bellissima cittadina sul Lago d’Orta. Era l’inizio degli anni Venti e insieme a lui, Omegna ebbe la fortuna di dare i natali anche Renzo Oddicini, fondatore di una storica azienda che produce pareti manovrabili.

Ma perché parlare di uno scrittore e di un industriale in una rivista dedicata agli artisti?
Forse perché nella loro sfera di attività hanno avuto un approccio creativo rispetto al saper fare dei loro tempi. Ma no, non è questa la risposta. Il motivo risiede nell’iniziativa dei due figli di Renzo, Paola e Cesare, che per onorare il centenario della nascita del padre, hanno regalato alla città un mosaico dedicato appunto a Gianni Rodari e all’industria di Omegna. Così gli abitanti di Omegna e i numerosi turisti che animano le sue vie durante tutto l’anno potranno passeggiare in compagnia del bambino con l’aquilone o se preferiscono con il ragionier Pesce e Cipollino. Un mosaico di 55 metri quadrati che decora tutto il sottopassaggio pedonale lungo il torrente Nigoglia. Si parla di 55 metri quadri di opera terminata esattamente il 30 giugno.

Come possiamo dirlo con tanta sicurezza?
Abbiamo parlato direttamente con l’autore. I lettori più curiosi, infatti, si saranno chiesti perché proprio il mosaico nella variante opus intertum, visto che non è una tecnica della tradizione della Valcuvia. Il merito è dell’artista Roberto Corradini, origini milanesi, formazione a Brera nell’accademia degli artefici e una (parte) della vita dedicata all’interior design. Ed è proprio in quel periodo, dopo un soggiorno a Barcellona, che ispirato da Gaudì utilizza la tecnica dell’opus incertum per decorare una parete di un locale di Hannover. Poi, alla fine degli anni ‘90, il salto a Salvador de Bahia in Brasile dove vive da oltre vent’anni. Lì apre la sua scuola per aiutare i ragazzi delle favelas ad apprendere un nuovo cammino e una professionalità. I suoi studenti realizzano mosaici fino a 300 metri quadrati. Ma il cordone ombelicale con l’Italia del maestro d’arte Corradini rimane sempre ben saldo. Così, memore dei luoghi di villeggiatura che frequentava da piccino si sposta a Cuveglio. L’antica chiesetta di Sant’Anna semidiroccata lo spinge a insistere sull’amministrazione comunale per trasformare quel luogo abbandonato in un posto di cultura.

E così in breve tempo la sacristia della chiesa è diventata la sede della scuola di mosaico da cui nascono i progetti di opus incertum ideati per impreziosire luoghi e allietare gli sguardi. Alcune parti del mosaico dedicato a Gianni Rodari sono nati proprio in questo luogo dalle mani dei discepoli di Corradini. Questo ha permesso di contenere i tempi della realizzazione in due mesi. Diversamente, ogni artista necessita di circa una settimana per ogni metro quadrato di mosaico. In attesa di sapere quando la nuova amministrazione comunale organizzerà l’inaugurazione dell’opera, non vediamo l’ora di sapere quale sarà la prossima sfida/performance di Corradini. Quanti di voi volessero imparare questa tecnica artistica, possono rivolgersi all’Associazione Meu Brasil Onlus

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