Il gigapixel c’era già. Prima della pandemia. Prima che la fruizione dell’arte dal proprio smartphone diventasse una moda. C’era anche prima di Teelent, sebbene entrambi abbiano la stessa mission: racchiudere tutta l’essenza di un’opera d’arte in formato digitale e metterla a disposizione di tutti.
L’aspetto interessante è la capacità di Gigapixel di rendere digitali le opere dei più importanti artisti garantendo nel contempo la massima fedeltà cromatica rispetto all’opera originale. Il termine Gigapixel è abbastanza intuitivo.
Ma per essere precisi, possiamo dire che Gigapixel identifica immagini fotografiche digitali eseguite con un uso estremo della tecnica dello stitch. In pratica, è l'unione attraverso un software di più immagini dello stesso soggetto. I risultati ottenuti sono strabilianti, nonché impensabili fino a pochi anni or sono. Giusto per intenderci, 1 Gigapixel equivale a 1000 Megapixel.
Non importa quale device tu abbia: laptop, tablet, smartphone, ecc.. Attraverso queste immagini tu hai a portata di mano l’opera d’arte proprio come se fossi seduto davanti a lei in carne e ossa. Anzi, meglio perché si eliminano le distanze. Prendiamo, ad esempio, la Primavera di Sandro Botticelli. Una tempera su tela di 319 centimetri di lunghezza 208 centimetri di altezza, dipinta nel 1482 e attualmente conservata alla Galleria degli Uffizi. Non serve che tu vada a Firenze. Ti basta andare su Haltadefinizione.com e sfogliare le opere che questa società ha fotografato. Ma non si tratta di semplici immagini. No, è molto di più. Gigapixel ti permette di arrivare così vicino all’opera d’arte da poter osservare e quasi toccare tutte le piccole imperfezione della pelle rappresentate dalle piccole crepe formatesi in cinque secoli di vita.
Ecco alcune delle opere in gigapixel:
Precedente
Successivo