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Il PHYGITAL e i nuovi trend NFT

Che gli NFT sono morti lo sapete già perché qualsiasi giornale, magazine o tg ve lo sta raccontando ogni giorno e con ogni sfumatura, peccato che questo non sia vero e che, invece, quello attuale sia un momento davvero speciale in cui le tecnologie digitali legate al mondo dell’arte stanno creando e prospettando degli scenari veramente interessanti da osservare.

Vero è che questa tecnologia così disruptive e così chiacchierata, dopo aver attraversato un periodo di enorme hype e visibilità sta riflettendo sugli errori del passato e il mondo dell’arte NFT è alla ricerca di nuove certezze e un rinnovato riconoscimento nei confronti dell’arte tradizionaleDifficile non notare, infatti, come sempre più spesso ed una quantità di artisti sempre più vasta stia cercando conferme di mercato e sostanziali riscontri critici adottando una catena produttiva che include elementi fisici, tangibili, materiali. Nel momento in cui tutti si stanno chiedendo: non è un paradosso per un artista digitale indirizzarsi verso una produzione anche fisica? Probabilmente lo è, o più verosimilmente lo è solo in parte. In effetti gli NFT nascono propriamente come elemento tecnologico indirizzato allo scopo di rappresentare la scarsità o unicità digitale, e come tale viene presto accostato all’idea di certificazione. Dunque l’utilizzo di un NFT come certificato ed attestazione digitale di autenticità di un’opera materiale sembrerebbe proprio il suo utilizzo primitivo. Pertanto da questo tipo di filosofia, unitamente alla grande voglia di abbracciare un collezionismo più vasto ed esigente e un sistema dell’arte che si dimostra ancora abbastanza refrattario ad accogliere l’idea di proprietà digitale pura e semplice, nasce l’idea di una filosofia ibrida che unisca i due mondi: quello dell’opera d’arte digitale e quello dell’opera d’arte fisica… il Phygital, neologismo che unisce physical (fisico) e digital (digitale).

Se i primi esperimenti in tal senso erano stati molto pionieristici e con un basso livello di adozione, il recente ricorso a tecnologie di sensori passivi di tipologia NFC (Near Field Communication) hanno sicuramente aperto una strada nuova e molto più convincente per la realizzazione di percorsi phygital che riguardino il mondo del collezionismo di opere d’arte e non solo, rendendo pertanto l’approccio Phygital una strada percorsa da molti. Ma vediamo come funziona in maniera più dettagliata.

Per raccontarvi in maniera più vivida quanto di nuovo e di interessante sta avvenendo in territorio Phygital voglio raccontare l’esperienza di una startup italiana, WoV Labs, una piattaforma operante su diverse blockchain che permette a artisti, creatori e brand di tokenizzare oggetti fisici in pochi, semplici passaggi, assicurandone autenticità e provenienza in modo sicuro e immutabile. Quando si parla di “tokenizzare” ovviamente si fa riferimento al processo che trasforma/converte un oggetto fisico in un token, ovvero un’entità digitale che sta sulla blockchain, nel nostro caso un NFTAttraverso l’integrazione di tecnologia blockchain e IoT, una vasta gamma di asset tradizionali, inclusi opere d’arte, oggetti da collezione, abbigliamento e prodotti alimentari, può essere accoppiata a un gemello digitale utilizzando uno smart tag inserito nell’oggetto. Un semplice tocco del cellulare sul tag dà accesso al passaporto digitale, svelando contenuti esclusivi e validando la proprietà dell’asset in maniera sicura e permanente. La combinazione tra la dimensione fisica e digitale non solo assicura l’autenticità e la provenienza dell’oggetto tokenizzato, ma eleva l’esperienza dell’utente finale attraverso uno strumento innovativo, ingaggiante e facile da usare. Ed ecco che ritornano due parole fondamentali anche e soprattutto per il mercato dell’arte, provenienza e autenticitàQuesti due concetti sono sempre stati centrali nella valutazione e la gestione del mercato delle opere d’arte, e va detto con rammarico, che molto spesso proprio in merito a questo argomento si incontrano innumerevoli criticità per quanto riguarda la produzione di artisti anche importanti. Inutile aggiungere quanto questo tipo di criticità abbia spesso condizionato lo sviluppo ottimale del mercato di tali artisti, molte volte infatti grandi nomi dell’arte sono stati penalizzati sul mercato da una gestione approssimativa del loro apparato di certificazione.

Ovviamente questa enorme innovazione tecnologica e concettuale, che sta riscontrando grande successo alla propria nascita, dimostra di essere un passaggio assolutamente appropriato ed efficace per la risoluzione di questo tipo di problematica. Immaginiamo quanto potrebbe essere utile poter affiancare una completa ed esaustiva certificazione digitale a tutta la produzione materiale di un artista. Per verificare la veridicità di un quadro basterebbe un secondo e al contempo se ne potrebbe anche testare la provenienza e la storia dei suoi trasferimenti di proprietà. Ed ecco quindi che, improvvisamente e sorprendentemente, una tecnologia nata da un settore da un ambiente completamente lontano dal mondo dell’arte, si trova a comporre la soluzione più calzante e più razionale per la gestione dell’annoso problema dell’autenticità delle opereMa ovviamente non finisce qua, e chi ha testato i chip prodotti da Wov Labs lo sa bene, perché gli NFT prodotti e sincronizzati con le opere d’arte materiali tokenizzate finiscono direttamente nel marketplace di World of V, un portale che tratta opere d’arte NFT, e in questo contesto possono essere vendute un minuto dopo. Dunque abbiamo due asset, uno fisico e uno digitale, uno è l’opera d’arte fisica e l’altro è la trasposizione digitale, ideale, formale della prima; entrambi possono essere venduti ma in realtà sono un’entità unica che viene trattata sincronicamente. Questo significa che se voglio acquistare l’opera posso farlo sia acquisendo l’opera fisica sia comprando l’NFT. Come si può ben immaginare, acquistando l’opera materiale mi verrà trasferito l’NFT sul mio wallet, acquistando invece l’NFT dal marketplace avrò il diritto di farmi consegnare l’opera d’arte fisica. Tutto ciò non è che la trasposizione tecnologizzata di quanto avveniva in precedenza in maniera più rudimentale e spesso poco efficiente, ovvero all’acquisto dell’opera d’arte seguiva la consegna o spedizione della certificazione di autenticità, cosa che purtroppo in molti casi diveniva un’impresa infinita. .

Sulla scia dell’entusiasmo per questi nuovi sviluppi tecnologici e procedurali il connubio tra arte materiale ed immateriale sembra trovare un entusiasmo senza precedenti, perfino molti artisti che sono sempre stati legati ad una catena produttiva totalmente digitale, oggi si prodigano a produrre le più svariate trasposizioni materiali dei loro lavori, semplicemente stampandoli o in altri casi ricorrendo a tecnologie avanzate come la stampa 3d o il ricorso ai plotter di ultima generazione. In conclusione, l’eterna dicotomia che riguarda la storia del pensiero umano, tra essere o avere, tra parte spirituale e parte materiale, sembra essersi spostata oggi nella distinzione tra gli oggetti fisici e gli oggetti digitali, in una realtà quotidiana fruita sempre più spesso in maniera mista o aumentata. Il mondo dell’arte come sempre anticipando i tempi con una sorta di innato pionierismo propone questa brillante ed accattivante soluzione Phygital. In una bellissima mostra tenuta di recente a Roma presso Maison Bosi curata dalla brava Serena Tabacchi dal titolo “Are you phygital o digital?” si gioca appunto su questa nuova doppia natura delle opere. Il mondo avanza vorticosamente verso un’esperienza di vita sempre più densa, in cui le nostre sensazioni e le nostre percezioni saranno stimolate sempre di più ed in modi sempre più differenti, ci aspetta in sostanza un mondo sempre meno noioso

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