La Galleria degli Uffizi ha appena comunicato che il 9 febbraio 2021, è entrato a far parte della propria collezione il primo autoritratto donato dallo street artist britannico Endless. L’autoritratto, a tecnica mista, raffigura l’autore insieme a una celebre coppia dell’arte contemporanea, Gilbert & George, all’interno del loro studio. Cuore dell’opera è una fotografia originale scattata dal fotografo londinese Noel Shelley in base alle direttive dettate da Endless. Uno scatto in cui si vedono sia Gilbert & George nella loro consueta posa da sculture viventi, sia Endless mentre legge una copia di una rivista che gli copre il volto.
Potremmo continuare con un fiume di parole nel descrivere la prima opera di street art a occupare una parete degli Uffizi. La notizia è oggettivamente rilevante. Ma la questione è un’altra. Appena ho letto questa informazione, mi è salita una voglia matta di esporre in un museo.
Che la donazione di un’opera d’arte possa diventare davvero uno strumento di elusione del mondo dell’arte per saltare gli ostacoli della critica e della mancanza di mecenati per arrivare direttamente ai musei e ottenere così la meritata fama?
La domanda non si applica a Endless, artista già molto conosciuto e quotato. Ma se fossi un artista sconosciuto, inizierei a battere museo per museo, alla ricerca di un’istituzione che accettasse una mia opera. Vuoi che non esista un museo in Italia che abbia l’interesse ad arricchire la propria collezione con una mia opera? È una questione di statistica.