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LA MADONNA DEL PARTO

Più di 5 secoli e mezzo e (quasi) non sentirli: ecco la Madonna del Parto, un affresco dal passato avventuroso e fonte d’ispirazione per artisti e amanti del bello di tutte le epoche

Ricordare la Madonna del Parto è il nostro modo per celebrare la Festa della Mamma. Quanti artisti, senza specificare l’identità di genere, hanno raffigurato donne, e madonne con bambini. Non basterebbe un terabyte di dati per elencarli. Ma questa volta -non te la prendere- a un giovane contemporaneo, preferiamo un grande del Rinascimento: Piero di Benedetto de’ Franceschi, detto comunemente Piero della Francesca.

Avevamo deciso di fare un tour fotografico a tema Mamme e arte, ma la paura di annoiarci e annoiare ci ha spinto a puntare tutto su un solo dipinto. Lo spunto nasce dal libro Piene di Grazia, i volti della donna nell’arte di Vittorio Sgarbi. Quando non è la maschera di sé stesso in TV, Vittorio è davvero un conoscitore dell’arte molto delicato. È così che abbiamo avuto modo di apprezzare La Madonna del Parto. Abbiamo pensato che fosse il dipinto giusto.
Cosa, più del parto, fa da spartiacque tra una donna e una mamma? Una sorta di metamorfosi psicologica oltreché fisica. Un dipinto concepito tra il 1455 e il 1460 che appassiona. Per le tematiche trattate, infatti, ben si lega a qualsiasi momento storico lo si voglia collocare. Un affresco realizzato in 7 giorni. Osservato. Dimenticato. Ritrovato. Strappato dalla sua sede originaria. Nascosto. Rimesso al suo posto. Cementato. Riscoperto e infine trasferito su supporto di gesso e rete metallica sorretto da un telaio di legno. In sintesi, un’opera che noi uomini, per paura di perdere abbiamo spostato, maltrattato, disonorato e dimenticato. In questo, trovo molte similitudini con la quotidianità vissuta passivamente da molte donne a seguito di comportamenti maschili non particolarmente illuminati.

Sono davvero molte le storie che vestono questa Madonna. Quella che più ci piace è un omaggio di Piero della Francesca al ricordo della madre mancata. Lei era proprio di Monterchi. Un ricordo dipinto sul muro della chiesa di Santa Maria di Momentana o in Silvis ai piedi del Montione, frequentata dalla famiglia di Piero.
La chiesa sorgeva in prossimità di una sorgente pagana considerata nell’antichità favorevole alla fertilità. Ma i francescani desideravano riportare la popolazione alla chiesa. Ecco perché si pensa che affidarono a Piero la committenza di un’opera che potesse cristianizzare quei territori. Un dipinto che, in effetti, si è caricato di mille significati. Una potente immagine cristiana legata proprio al concetto di fertilità capace di soppiantare ogni residuo paganesimo. Un tema che sgorga molto bene nel film Nostalghija di Andrey Tarkovskij del 1982. Lo puoi vedere gratis su Youtube. Qui, infatti, si può ascoltare la preghiera che le giovani donne raccomandano alla Madonna del Parto per avere la grazia di un figlio.

Interessante, per noi che lo vediamo oggi, perché può essere lo spunto per una discussione su come uomo e donna affrontano diversamente il divenire genitori. Nel film, la protagonista si chiede perché sono sempre e solo le donne a chiedere la grazia di avere un figlio ed essere più devote alla Madonna. L’interesse dell’uomo… non pervenuto.
Già agli inizi degli ’80, «servire solo a fare dei figli», come dice il sacrestano della chiesetta in qualità di uomo semplice, non è più sufficiente per rendere una donna appagata della propria vita.
Un’opera diventata fonte d’ispirazione di almeno un altro film: La prima notte di quiete diretto da Valerio Zurlini nel 1972. Anche in questo caso, i due protagonisti, il professore Daniele Dominici e la studentessa Vanina Abati interpretati rispettivamente da Alain Delon e Sonia Petrova discutono sul tema della donna. «Ecco il miracolo di questa dolce contadina adolescente, altera come la figlia di un re. Il silenzio della campagna intorno a lei è così compiuto. Finora probabilmente si è divertita a confidarsi con le sue bestie; le chiama per nome e ride poi a un tratto. È tutto finito poiché attraverso i secoli il destino ha proprio scelto la sua purezza. Lei mi sembra compresa, ma non felice sente già oscuramenti della vita misteriosa che giorno per giorno cresce in lei. finirà su una croce romana come quella di un malfattore. Secoli dopo, un grande poeta le si rivolgerà con queste sublimi parole:

Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d'etterno consiglio, tu se' colei che l'umana natura nobilitasti sì, che 'l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura.

La Madonna del Parto ha davvero una storia rocambolesca. Fortunatamente, Piero della Francesca rese così grandiosa la sua effige che resistette anche alla visita pastorale del Vescovo di Sansepolcro, arrivato proprio a Monterchi nel 1605 per far coprire quella Madonna ritenuta profana e sconveniente secondo le regole della Controriforma Tridentina (Concilio di Trento 1545-1563). Molte statue lignee della Madonna che avevano sulla pancia una porticina per metterci la pisside furono segate a metà e come loro diverse Madonne del Parto, ma non quella di Piero della Francesca. Fu lo stesso vescovo a dire che «mai occhi ebbero a vedere cose così belle».

Grazie ai diversi restauri, ci è giunta in uno stato di conservazione ancora tale da farci apprezzare la sua beltade. Un volto delicato, luminoso e nobile. La perfezione è raggiunta attraverso l’accurato disegno dell’ovale costruito con due cerchi uguali di cui uno incentrato sulla circonferenza dell’altro che ha consentito all’artista di avere le tre proporzioni corrette tra fronte, naso e mento. Il pollice della mano destra, poi, indica il feto, Cristo, il centro da cui partire per tracciare due figure geometriche fondamentali, il cerchio e il pentagono. Da queste, Piero della Francesca costruisce idealmente la sfera, simbolo dell’universo, e il dodecaedro, simbolo della virtù celeste o quinta essenza come a proteggere da tutto e da tutti le tre figure sacre.

«La sua Madonna, letteralmente, appare,» come la descrive Sgarbi. «Si esibisce su un palcoscenico il cui sipario è sollevato da due angeli gemelli, con gli abiti dai colori alternati. Anziché frontale, la figura è orientata in una lieve diagonale, proprio per dare maggiore evidenza alla propria condizione, al volume del corpo. L'espressione del volto è imperturbabile e riservata: mentre gli angeli ci guardano con gli occhi sbarrati, la Vergine li orienta verso il basso con il movimento delle palpebre. Il corpo è prorompente, lo sguardo ritroso; nella sua condizione, la madre di Cristo non può incrociare lo sguardo con nessuno, non può dialogare. Deve riflettere sul proprio stato: specialissimo in quanto madre di Dio, ordinario e naturale in quanto madre.»

Dopo il restauro del 1911 a opera di Domenico Fiscali e degli anni 90 con l’ing. Guido Botticelli (un nome una garanzia, verrebbe da dire) il 16 Marzo 1992, all’interno delle dismesse scuole elementari di Monterchi, nasce il Museo per una sola opera: la Madonna del Parto. Ora è li. Si è ritenuto infatti che la piccola cappella del cimitero non fosse adeguatamente sicura, visti anche i terremoti, per continuarla a proteggere. Così, questo affresco, sebbene decontestualizzato, continuerà a generare uno stuolo di ammiratori come Salvador Dalì grazie al quale, un ragazzo del posto ormai anziano ha ricostruito tutta la storia di questa madre attraverso il docufilm Madonna del Parto, Piero della Francesca anch’esso visibile su Youtube.

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