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MORGAN – LA GRAFICA DEL LINGUAGGIO

Un'arte che parte dalle parole e arriva alla creazione di quadri.

Quando i fondatori di Teelent Art mi hanno detto che Morgan avrebbe avuto la direzione artistica di un numero di The Artbook ho pensato subito a cosa avrebbe realizzato di straordinario questo pazzesco scapigliato. Straordinario, però, non tanto nel senso di stupendo o sublime, quello vien da sé quando ci sono i contenuti, ma proprio fuori

dall’ordinario, inconsueto, originale.


Del resto, è questo che ci si aspetta da Morgan, o sbaglio? Sembra una domanda retorica, in realtà, in questo incipit è racchiusa la teoria dell’arte di Morgan.

Pronti per questo viaggio?


Ho incontrato Morgan per lo shooting presso lo Straf, un art hotel molto interessante nei pressi della Galleria di Milano. Un pomeriggio passato a osservare la personalità di Morgan inserita in set fotografici mai scontati, in cui le opere d’arte e i pezzi di functional art dell’hotel si animavano di luce riflessa. Tra uno scatto e l’altro, pensavo di scovare qualche atteggiamento che riportasse il personaggio pubblico a Marco Castoldi. Invece, no. Nessuna maschera. Mi ha invece sbalordito la quantità imponente di aneddoti sul mondo dell’arte, della musica, della poesia. Un pomeriggio da osservatore privilegiato, ma dell’intervista neanche l’ombra. Rimandata al giorno dopo, così nel frattempo, mi sono dedicato alla comprensione di alcuni file PDF che lo stesso Morgan aveva inviato sul canale Whatsapp creato appositamente per l’edizione speciale di Teelent:

«Ciao ragazzi e ragazze e buona domenica. Risponderò alle domande interessanti con dei vocali in giornata. Nel frattempo, colgo l’occasione per condividere cose che mi saltano in mano e all’occhio tra i miei documenti e che mi sembra facciano il caso nostro. Usateli, sappiate che sono tutte cose inedite e completamente realizzate da me.»


«Non chiedetemi “alta definizione”, alta risoluzione eccetera, se potete usate quello che vi mando, è quella l’opera, non un’altra.»


Per onestà intellettuale devo dire che nel pre-intervista, quei file mi sono sembrati assolutamente incomprensibili. Continuavo a chiedermi cosa diamine centrassero con il Morgan dei dischi che mi ero (ri)ascoltato i giorni prima in streaming (per questo diventerà paonazzo) o con il Morgan che tutti abbiamo conosciuto davanti alle telecamere. 


L’intervista viene riprogrammata alle 9 del mattino seguente. A casa sua. Anche tra le pareti domestiche non c’è differenza tra il Morgan delle telecamere o il Marco di casa. La tenuta è come sempre da avanspettacolo. Ed ecco che inizia a saziare la nostra curiosità. Lo fa musicando con la sua voce alcune poesie scritte da lui. In effetti, poesia e canzone sono figlie della stessa madre. Un linguaggio che conosce bene e che utilizza come strumento per comunicare le sue idee e sentimenti. Ecco com'è andata...

Ciao Morgan, questo è The Artbook, una rivista che ha  l’ambizione di voler parlare, bene, di arte.
Per farlo avevamo bisogno di: una vitalità esplosiva, una sensibilità gentile, energia, altruismo, cultura e impegno, tenacia e umanità. Avevamo bisogno di Morgan.

PARLIAMO DI ARTE CHE È UN PO' COME PARLAR D’AMORE. “L’arte in generale è un gesto d’amore, perché è al di fuori di sé, è un gesto di contatto con l’altro, un dono. Ci sono vari tipi di amore, c’è il desiderio, c’è l’amore filiale, l’amore per gli oggetti, per gli animali, e c’è anche l’amore per l’amore che diviene sentimentalismo. Ad esempio nella musica personalmente non ho mai amato i cantautori che parlavano in modo esplicito dell’amore, preferivo Battiato e De André. Anche loro hanno parlato d’amore ma in modo diverso, una volta discutendo proprio con Battiato sulla formula del "Ti Amo" nelle canzoni, gli avevo suggerito "Ti Bramo", come alternativa. Il punto è che partiamo tutti descrivendo l’amore come un amore prosaico, come se fosse una religione, poi si evolve e così la scrittura, almeno la mia, per arrivare a parlare di quel valore che combina mente e cuore.” PARLI DI UN AMORE MATURO? “No, anzi è un amore ideale e ancora più primordiale, perché è il gesto disperato dell’espressione, della necessità di comunicare attraverso le canzoni, un linguaggio che conosco, che ho praticato. Se devo dire qualcosa di importante lo faccio attraverso una canzone. Non c’è niente di più bello, di più utile, di più forte ed efficace di una canzone. Soprattutto quando vuoi comunicare l’amore. Ma l’amore è tutto ciò che muove. Durante l’intervista, Marco ci mostra uno dei suoi ultimi libri di poesie. S’intitola Parole d’Amorgan edito da Castoldi. A colpo d’occhio noto la loro forma e gli chiedo PERCHÉ LA SCELTA DEL CALLIGRAMMA? Si ferma qualche istante a riflettere e poi dice: “Potrei darti mille risposte, ne scelgo una: ho inventato una specie di disciplina inesistente, fino ad oggi, che si chiama "La grafica del linguaggio" e credo che andrebbe inserita come materia scolastica perché vedi... in realtà è tutto grafica del linguaggio, dal telefonino al navigatore è tutta una questione di grafica. Grafica delle parole.
Spazio, colore, dimensioni: è il poter vedere le parole. È una materia enorme che nessuno però ha ancora davvero approfondito. Ho studiato design, la grafica ha sempre fatto parte della mia vita e della mia ricerca artistica. Parto dalla parola e alla fine raggiungo un’estetica, un segno grafico."

Marco spiega che negli ultimi anni ha lavorato con diversi software di grafica come Photoshop, InDesign o Keynote per scrivere i testi delle canzoni, creando delle vere e proprie opere d'arte, dei quadri. 
Ecco spiegato l’arcano dei file PDF inviati via Whatsapp!

“Succede anche nella pittura e ovviamente nella poesia che essendo a
rte lo fa bene. La poesia permette di non sbagliare mai, di essere sempre perfetta in qualsiasi ambito. Mettiamo il caso che io debba fare un discorso politico e non abbia la più pallida idea di come aprire un comizio, a chi mi rivolgo? Prendo una poesia di un grande poeta del passato e mi appoggio a questa certezza, che è considerata bella da tutti e funziona, sempre.
Non ci sarà mai nessuno che dal comizio si alzerà gridando:
che ca**o stai dicendo? Perché non si può e perché è la verità della parola. Ma la domanda vera è: cos’è la poesia?”
QUANDO POSSIAMO CHIAMARE LE PAROLE "POESIA"? "Dunque, la poesia deve avere dei parametri, deve dire la verità, deve essere compresa, deve essere quindi emozionale. Poi deve suonare bene, deve avere cioè un suono, deve avere un ragionamento sul suono e, oggi, a maggior ragione, dico che deve avere anche una forma grafica perché non si può scrivere una parola e vederla brutta. Se tu la vedi brutta non è poesia.” COME SI FA A VEDERE BRUTTA UNA PAROLA? “È questione di sensibilità, di praticare la poesia ma è anche semplice perché la poesia è una metafora, quando dici che quel calciatore è un poeta, lo fai perché gioca talmente bene che utilizzi la parola "poesia" per dire "bello", perché è il suo sinonimo. La poesia è anche rivoluzione, perché innova e rivoluziona appunto il linguaggio. Non esiste poeta che non attui anche una rivoluzione, usando le parole per scardinare i nessi, invertire, scomporre per poi ricomporre.” QUESTA È POESIA?Anche.”

ASCOLTANDOTI MI VENGONO IN MENTE DEGLI AGGETTIVI CHE VEDO CUCITI SULLA STOFFA DEI TUOI PREZIOSI ABITI DA SCENA. “Sono abiti da tutti i giorni, nel senso che li uso tutti i giorni, ma sentiamo“.
SEI UN UMANISTA E UN FILANTROPO: TI CI RITROVI?
Si perché sono un artista, un dissidente, un battitore libero, un antiburocrate”.

ANTIBUROCRATE?
Si, io sono un uomo libero perché non posseggo nulla e nulla mi possiede. L’importante è che abbia me stesso”.
E SEI UNO SCOMPOSITORE LIBERTARIO E UN ESPLORATORE. POSSIAMO DIRE CHE HAI UNA VOCAZIONE? “Vocazione… vocazione vuol dire azione vocale, come provocazione, tutto quello che è vocato, vocale è l’azione che ti chiama, un sentire chiamare, sentirsi chiamare. Una famosa parabola recita: dì soltanto una parola e io sarò salvato. La parola. La vocazione è proprio questo! Sentire che la parola salva! Il verbo, in principio era il verbo. Il verbo è un’azione, una turbolenza. Un caos primordiale, una specie di Apeiron, illimitato, indefinito ma che da senso a tutto”.

QUESTA È FILOSOFIA.
“Questo è spiegare la vita, tentare di piegarla alla nostra ragione per proteggere il nostro sentire. In principio era il verbo, l’azione di chiamare e essere chiamati, il contatto con l’altro, la ricerca dell’altro. L’esigenza di connettersi, di sentire insieme. Perché avviene? Perché l’essere umano è autocosciente e nel momento in cui viene azionato questo guardarsi e questo sapersi descrivere è nata l’arte. Ha creato l’arte. Non esiste niente di più importante e di più istintivo.”
È COSÌ CHE NASCE UNA CANZONE?
"Sì, anche".

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