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QUELL’INARRESTABILE VOGLIA DI ANIMARE L’ARTE

È un po’ di mesi che notiamo con una certa insistenza personaggi famosi dell’arte animarsi. E non stiamo parlando degli artisti, ma delle opere ritratte. Proprio come sulle pareti di Hogwarts, la scuola di magia di Harry Potter, le persone ritratte cantano, si muovono, assumono il ruolo degli attori.

Ti ricordi le cartoline lenticolari con i soggetti che eseguivano due movimenti? Avanti e indietro. Ecco, quella è Preistoria. Su Linkedin, dall’inizio di marzo, gira un video ideato dal sito francese Culturez-Vous in cui Il ritratto di Frida Kahlo fa da vocalist nel brano Barbra Streisand dei Duck Sauce. E ancora Marat, ne La morte di Marat di Jacques-Louis David, che canta Alors on dance di Stromae. Ma c’è anche l’autoritratto di Van Gogh che interpreta We will rock you dei Queen.
Perché tutto questo? L’idea del sito francese d’informazione su arte, cultura e viaggi è stata immaginarsi la reazione delle opere d’arte alla notizia che i musei avrebbero presto riaperto. Certezza sfumata anche in Oltralpe.

Su questa falsa riga anche gli animatori australiani Doug Bayne, Ben Baker e Trudy Cooper. Decisamente meno artisti ma più autori video, hanno ideato un divertente remake animato di famosi quadri di diverse epoche. In ognuno di loro, l’aggiunta di un’azione inaspettata, di dialoghi e di una buona dose di cinismo, sprigionano un effetto dissacrante e ironico.

Una tecnologia che permette di animare l’inanimato è il deep learning. Attraverso questa tecnica è possibile creare video a partire da vecchissime fotografie in bianco e nero. Strumento utilizzato dalla società MyHeritage per l’operazione Deep Nostalgia. Dall’app o dal sito e possibile inserire le vecchie foto di famiglia per vederle animate in una manciata di secondi proprio come le fotonotizie della Gazzetta del Profeta di Harry Potter. Al posto delle vecchie foto, inserire i volti della Venere del Botticelli è un attimo.

Ormai le possibilità di animare l’inanimato è diventato uno sport internazionale. Il visual designer Luca Agnani nella sua opera Van Gogh Shadow ha animato 13 celebri opere di Vincent Van Gogh. Ha dato vita ai personaggi e agli elementi dei quadri, con la colonna sonora Experience di Ludovico Einaudi. Tra le meglio riuscite, La camera di Vincent ad Arles rischiarata pian piano dalla luce del sole.

Ma c’è anche chi ha proposto una breve versione filmica di un’opera pittorica. Tra questi l’artista Sebastina Cosor che ha realizzato un cortometraggio prendendo come punto di arrivo L’urlo del pittore norvegese Edvard Munch. Ha ancora senso chiamare artisti queste figure professionali?

Noi stessi, ad esempio, abbiamo scaricato da Play Store l’app Reface.
In attesa che l’applicazione si caricasse, abbiamo selezionato dal web un’immagine della Monnalisa del Caravaggio.
Così abbiamo preso il suo volto e inserito nel personaggio di Wonder Woman. Strepitoso e velocissimo! Un’operazione che si potrebbe fare con moltissimi altri applicativi. C’è per esempio, Facetune che permette di modificare i volti dei personaggi famosi inserendone altri e anche diversi filtri di Snapchat.

Rispettosi o dissacranti. Ironici o seri osservatori.
Non importa la modalità in cui si fruisce dell’arte. O meglio, a noi di Teelent non interessa. Meglio esserne divertiti e avvicinarsi a un’opera d’arte per capirne, magari il significato originale, che esserne annoiati e negarsi la possibilità anche solo di avvicinarsi.
Teelent sostiene che più di ogni altro settore, nell’arte, valga il detto lombardo Pùtost che nient l’è mei putost e non credo che serva la traduzione per capirlo.

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