RESIDENZA D'ARTISTA: SI ALMENO UNA VOLTA | Teelent |Blog

RESIDENZA D’ARTISTA: SI ALMENO UNA VOLTA

Nello scorso numero di The ArtBook abbiamo annunciato i cinque artisti impegnati in DISCONTINUO an open studio, la residenza artistica situata nel centro storico di Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina. All’inizio della terza decade di luglio Martina Biolo, Roberta Gennaro, il duo formato da Ornella De Carlo e Federica Porro, e per finire Alessandro Costanzo hanno iniziato la loro avventura artistica in questa affascinante casa/studio di epoca liberty. A pochi giorni dalla conclusione di questa esperienza, abbiamo chiesto loro di raccontarci le impressioni a caldo. Un focus su come gli stimoli del territorio e il vivere comune con altri artisti hanno influenzato il loro mestiere.

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Martina Biolo considera questo esperimento artistico «un’occasione speciale per mettersi in gioco, al di fuori della propria comfort zone e a contatto con altre persone». Anche per Alessandro Costanzo, già frequentatore di case d’artista, la «comunità poetica», come ama definirla lui, «è sempre interessante per interagire e lavorare all’interno di un contesto stimolante».

Soprattutto in questa versione estiva: «Trascorrere il cuore dell’estate in residenza è stato qualcosa che mi ha attirato fin da subito, in controtendenza con l’idea di vacanza». Come sottolinea il duo Orecchie d’asino formato da Ornella De Carlo e Federica Porro, «la residenza permette di ritagliare una parentesi in cui potersi dedicare completamente ai propri progetti uscendo dal ritmo usuale e quindi generando nuove possibilità di pensiero e scoperta.» Sulla stessa linea di pensiero anche Alessio Barchitta che sottolinea come la localizzazione di una residenza d’artista sia un dato distintivo che inevitabilmente influenza i risultati.

La stessa Roberta Gennaro, infatti, è convinta che il territorio siciliano sia sempre ricco di stimoli; «un bene, soprattutto per chi non è cresciuto in questa terra». E prosegue Martina Biolo raccontando che «gli stimoli del territorio sono un grande contributo per quello che faccio; sono il luogo in cui risiedono le basi fondamentali della mia ricerca. Andare in un luogo nuovo, diverso per tradizioni e usi è un sistema necessario per dare supporto alla mia ricerca». «Il territorio e il contesto in cui ci troviamo a lavorare ha sempre un ruolo centrale all’interno della nostra pratica» anche per Orecchie d’asino. «Esso, infatti, è come se ci suggerisse e ci portasse alla definizione stessa del progetto. Ascoltandone gli stimoli e indagandone l’identità, il luogo è in grado di fornire quella miccia che accende il lavoro.
Per esempio, con “Lavoro da cani” l’improvvisa scoperta di elementi tipici del territorio ha profondamente cambiato la direzione iniziale del progetto caricandola di ulteriori significati. Non pensiamo che sia una questione di influenza positiva o negativa quanto piuttosto di volontà di apertura o chiusura, è imprescindibile il dialogo con il luogo.» Non essere giudicante è anche la modalità di approccio di Alessio Barchitta alle influenze del territorio che «raramente agiscono in maniera negativa sul lavoro» perché un’esperienza, a prescindere dalla qualità, rientra sempre in un circuito di rielaborazione. Di tutt’altro avviso Alessandro Costanzo: «io ho deciso, invece, di non attingere esclusivamente a stilemi autoctoni per sviluppare un pensiero, ma di portare avanti una ricerca più autonoma che non risente necessariamente del territorio, muovendomi in maniera meno site-specific».

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La casa d’artista è inoltre quel luogo in cui ognuno dà e prende a seconda del proprio percorso artistico. Roberta Gennaro, in queste settimane messinesi si è appoggiata al mutuo soccorso. «In questa residenza ho deciso di lavorare con la malta per affresco e il cemento. All'inizio ho avuto problemi con la malta che a causa delle alte temperature si è spaccata danneggiando il lavoro che avevo fatto in una settimana. Consultandomi con alcuni di loro ho finalmente trovato la quadra per portare a termine il lavoro.» C’è chi, come Alessio Barchitta, ha saputo cogliere una serie di osservazioni nate da un rapporto di scambio sincero con gli altri artisti. Per il duo Ornella De Carlo e Federica Porro, il DISCONTINUO an open studio rappresenta un’importante fase in cui smontare la propria pratica, e potersi osservare dall’esterno. Un confronto quotidiano che a Roberta Gennaro ha regalato una maggiore capacità di giudizio perso il proprio lavoro. Alessandro Costanzo è convinto invece che la residenza d’artista sia l’occasione per contaminare di nuovi stimoli la propria ricerca. «Un’esperienza sopra le mie aspettative» racconta Martina Biolo che le ha permesso di conoscere una realtà nuova da cui sono nati punti di riflessione e nuove idee.

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