Dall’account Instagram _k._art e dall’hashtag #ST_ARTWORK nasce la nostra riflessione sull’impotenza delle artiste nel mercato dell’arte moderna e contemporanea.
Facile dire che l’arte non ha distinzione di genere. Forse lo si pensa, ma la realtà è differente. A stuzzicare Teelent su questo tema è stato l’artista _k._art. Sul suo account Instagram ha pubblicato sette opere a tema #ST_ARTWORK per denunciare l’impotenza delle donne nell’arte.
L’artista che vive sulle rive del fiume Drina (non sappiamo se su quella bosniaca o serba, ma poco interessa all’economia del post) non si è limitato alla realizzazione artistica di 7 opere. Ha voluto assegnare un primo chiaro significato aggiungendo a ogni opera il perché.
I dati, snocciolati sono davvero da Urlo! Sì, quello di Munch.
Le donne artiste rappresentano solo il 2% del mercato.
Il totale delle transazioni di opere a firma femminile è inferiore a quelle di Picasso da solo;
Il mercato dell'arte femminile è sproporzionatamente concentrato su una manciata alcune artiste. Negli ultimi 11 anni e mezzo, in cinque raccolgono 1,6 miliardi di dollari su un totale di 4 miliardi spesi per opere firmate da donne. Questa quota di mercato del 40,7 per cento si suddivide (in ordine decrescente) tra Yayoi Kusama (1), Joan Mitchell (2), Louise Bourgeois (3), Georgia O'Keeffe (4) e Agnes Martin (5);
Al contrario, dal 2008, le vendite tra gli artisti maschili si distribuiscono in modo molto più equo. I primi cinque, Pablo Picasso, Andy Warhol, Zhang Daqian, Qi Baishi e Cluade Monet, rappresentano poco meno di un decimo (8,7 percento) su un totale di 192,6 miliardi di dollari spesi.
Le opere di artiste sono accolte solo in minima parte nelle principali collezioni permanenti negli Stati Uniti e in Europa.