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URBAN SOLID, ARTISTI E IMPRENDITORI

Riccardo Cavalleri e Gabriele Castellani sono entrambi di Busto Arsizio, classe 1978. Hanno frequentato la stessa scuola elementare. Poi si sono persi alle medie, ma si sono ritrovati una volta adolescenti al Liceo Artistico. Nel loro DNA arte e ironia hanno sempre convissuto tanto è vero che una volta terminata l’accademia di Brera, hanno iniziato a contaminare lo spazio urbano con i loro solidi. Nasce Urban Solid, il duo italiano di artisti che per primo ha dato la terza dimensione alla street art.

Un’idea geniale, nata 10 anni fa da un’esigenza comunicativa artistica. Da subito, si sono resi conto che il loro tipo di arte era perfetta se attaccata in strada. Oltre all’indubbio aspetto decorativo, ogni loro statua esprime un concetto modulato dall’ironia. Molta ironia! Così, se vi capitasse di passeggiare nel quartiere Ortica di Milano, o per le rue di Montmartre a Parigi, state bene attenti a ciò che dite: potrebbe trattarsi di una “Zona audio-sorvegliata” dagli Urban Solid. Tranquilli, un enorme orecchio di gesso e una targa con tanto di avvertimento vi segnalerà l’area in cui i muri possono ascoltarvi.

La loro produzione è altrettanto vasta come l’esercito di terracotta del primo imperatore cinese Qin. Famosi sono i loro Adamo ed Eva con tanto di foglia di fico e occhiali da sole. Il loro outfit cambia di volta in volta in base al tema su cui Riccardo e Gabriele devono ironizzare. E poi ci sono i nasi, i televisori, gli assembramenti di volti. Ogni viso, nato dal calco di una persona reale attraverso la tecnica della gomma anatomica, è caratterizzato da un dettaglio differente che ne evidenzia un vizio o una virtù: c’è quello col telecomando in bocca perché guarda passivamente troppa TV, quello con un obiettivo al posto dell’occhio sinistro perché ama la fotografia o ancora quello che stringe una presa elettrica con le labbra.

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La scelta dei luoghi in cui installare una statua a volte è fattuale, a volte nasce da un attento studio logistico con tanto di sopralluogo e ritorno la mattina seguente sul luogo del misfatto. Giusto per vedere se l’opera c’è ancora, e la reazione dei passanti. Anzi, il più delle volte, succede che sia lo stesso avventore a chiedere al duo di fargli una foto ignaro di trovarsi a tu per tu con chi ha creato l’opera. Fa parte del gioco.

L’arte urbana è illegale per antonomasia. “Ma se vuoi realizzare opere di una certa importanza e dimensione, i permessi vanno chiesti a meno di accontentarsi dei 100 muri messi a disposizione dal comune di Milano”. Certo, la performance ha più sapore se condita con un minimo di illegalità. È stato il caso di OUT, la loro mostra personale del 9 ottobre 2021 a Milano. L’idea è venuta troppo tardi: almeno per i tempi dell’amministrazione pubblica. Così gli Urban Solid hanno pensato a un’installazione di Land Art all’interno della Città Metropolitana di Milano. Hanno preso una galleria, il sottopasso ferroviario di via Felicita Morandi a Milano, e lo hanno trasformato in una galleria d’arte dalle 18 alle 22h. Ai muri la collezione dei cervelli connessi Urbanbrain con tanto di cartellino. A terra un tappeto rosso. Di passaggio un numero imprecisato di collezionisti, amanti dell’arte e gente che percorre quella galleria per spostarsi da una parte all’altra di Milano. Un modo di comunicare differente. Ai muri bianchi di una galleria, quelli graffittati di un tunnel in cui la stessa mostra diventa una performance artistica. E non sarà l’unica dato che il duo ha deciso di utilizzare proprio quella galleria come loro location per le prossime personali.

Urban Solid collabora con tante gallerie. “A causa dei social le piccole gallerie d’arte stanno perdendo tantissimo perché i clienti acquistano in diretta dall’artista” ci racconta Riccardo Cavalleri. “Il legame con una galleria avviene solo nel momento in cui questa garantisce determinate condizioni come una o due mostre all’anno e la volontà di far girare le opere d’arte per le fiere”. “Se prima si diceva sempre sì a tutti”, interviene Gabriele Castellani, “adesso, ogni collaborazione prevede da parte della galleria l’impegno di acquistare –a un prezzo di favore– almeno un’opera, in modo da portare a casa le spese. Questo ci permette di capire che potenza ha la galleria e qual è il suo portafoglio. Ovviamente, i nostri prezzi di vendita al collezionista sono in linea con quelli delle gallerie con cui collaboriamo.”

Il duo lamenta un po’ la perdita dell’aspetto più intellettuale dell’arte. “È finito il confronto. Non c’è più Brera, il Caffè Giamaica, non esiste più nulla di tutta questa cosa qui. L’artista adesso è solo. Ha il suo telefonino col quale mostra le robe agli altri. È chiuso nel suo studio. Non ci sono più gruppi artistici e questa cosa mi fa soffrire parecchio. Non c’è una primavera artistica, solo inverno” sottolinea Riccardo. La speranza del duo è che le persone ritornino a frequentare le mostre.

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