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MORGAN – INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Riprendiamo la chiacchierata con Morgan, che abbiamo incontrato allo STRAF Hotel per lo shooting di The Artbook

Ho una domanda che penso possa piacerti… è un argomento di grande attualità ma allo stesso tempo di grande preoccupazione: che cosa ne pensi dell’intelligenza artificiale?

Molti sono preoccupati, dicono che gli uomini verranno sconfitti e la macchina vincerà. Non è così, la macchina non vincerà mai, non è quello il problema, non è vincere o perdere, non è che a un certo punto la macchina diventa intelligente prende il sopravvento e schiavizza gli uomini come in certi film di fantascienza. Io invece tendo a pensarla come la teoria, anzi il teorema di Godel, non si può risolvere un problema usando il linguaggio del problema. 

Per esempio: se voglio risolvere un problema di aritmetica non posso usare l’aritmetica ma dovrò usare l’algebra. Questo per dire che l’intelligenza artificiale non riesce e non riuscirà a rispondere al perché fa delle scelte. Se ordino alla macchina di scrivere uno lei scrive uno, se le ripeto di scrivere uno continuerà a farlo all’infinito, non si sveglierà mai un giorno
chiedendomi: ma perché ca**o devo continuare a scrivere sempre uno? Mentre l’uomo sai quando lo fa? Alla terza volta che gli dico di scrivere uno, penserà ora mi dice di scrivere uno, perché ha capito ma potrà sempre chiedersi perché lo sta facendo. La macchina esegue un comando, l’uomo il più delle volte un istinto.”

È POSSIBILE CHE TRA MOLTI ANNI MAGARI, LA MACCHINA SVILUPPI UNA SORTA DI COSCIENZA?

“Questo non lo posso sapere, se tra cent’anni spingeremo l’intelligenza artificiale fino a quel punto, dobbiamo però crederlo possibile, ma il focus è un altro. Se vogliamo che la macchina diventi autonomamente creativa ci vuole l’intuito. Umano. La creatività non è mica una scelta tra a e b, tra nero e bianco, possiede infinite variabili che prescindono da un mero calcolo. Ad esempio si posa una mosca sul tavolo e io non finisco l’opera perché mi deconcentro.”

AHAHAH, QUESTA IN EFFETTI È UNA VARIABILE POSSIBILE. 

Oggi abbiamo creato questa intelligenza, questa capacità di 
fare calcoli, ma per ricreare l’intelligenza umana dovremmo fare un computer che evolve come fa un bambino e che impara dalla propria esperienza, che esiste già ma è legato al calcolo, attraverso il quale fa una previsione. In questo contesto dovremmo inserire i cinque sensi, l’intuito e la sensibilità. E poi il principio di autoaffermazione. Esistere. Può una macchina sapere di esistere?”

Ai posteri l’ardua sentenza.

“Ai post d’ieri l’hardware senziente.”

Un’intervista durata una mattinata che piano piano ci conduce al rapporto intimo di Morgan con l’arte. 

L’arte è fatta di idee. Fondamentalmente il concetto di opera 
d’arte è una cosa che viene creata dal nulla, che non c’era prima e più non c’era prima più è bella; quindi, più è lontana dal pensabile e più è bella, perché in realtà la pensa soltanto uno, tutti gli altri non ci sono arrivati, quindi ha più valore. Meno è pensabile, più è opera d’arte” sottolinea Morgan che però avvisa come la società debba essere educata a comprendere le idee. “In America, in Inghilterra, se arriva qualcuno che ha un’idea, la società è educata a inchinarsi di fronte a questa cosa, a onorarla, a rispettarla, a goderne. Ecco perché c’è vita intorno all’arte, al teatro o alla musica”.

C’è secondo Morgan una vera e propria economia dell’intrattenimento, o meglio delle idee perché la società è educata: “qui invece siamo diseducati”.

Non è infatti un caso che l’artista, in Italia, è spesso visto come un fannullone, mentre in altri paesi viene considerato alla stregua di un qualsiasi professionista.
L’artista in Italia è una figura ancora vista come un folle, un perdigiorno, uno che “sì ma cosa fai poi di lavoro?”. Invece, il commercialista, è un uomo degno, socialmente rispettabile. Un artista no, non è rispettabile in Italia, non lo rispettano, non c’è nessuna legge, nessun tipo di organizzazione, niente, perché non esistono, gli artisti sono alla stregua degli indovini agli angoli delle strade”.

Invece, l’artista è colui che ha la vocazione; cioè l’azione vocale, che chiama e viene chiamata, ed è un output che si traduce in comunicazione. L’arte, per lui, è la prima cosa che l’uomo ha creato nel momento in cui ha preso coscienza di se stesso e ha cominciato a rappresentarsi. “L’arte, infatti, è la grande differenza tra l’uomo e gli animali, e consiste nel rappresentare se stessi attraverso disegni, quadri e opere d’arte”. Solo per questo, aggiungo io, l’artista dovrebbe avere un trattamento speciale o comunque messo alla pari di filosofi e antropologi.

MARCO, SO CHE HAI MOLTO A CUORE LA POSIZIONE DEGLI ARTISTI NELLA SOCIETÀ CONTEMPORANEA, TU DOVE TI COLLOCHI?

“Oggi dico che sono un musicista italiano inespresso. Ho realizzato negli anni novanta 3 album interessanti con la band ‘Bluvertigo’ e poi come solista altri tre dischi di genere intimistico uno dei quali particolarmente celebrato (canzoni dall’appartamento) nel primo decennio del ventunesimo secolo. La qualità del mio lavoro è stata così apprezzata da essere chiamato a svolgere un ruolo nella televisione pubblica, in cui ho prestato le mie competenze come giurato di talent show per sette edizioni, in cinque delle quali ho portato alla vittoria un concorrente della mia squadra, entrando nel Guinness dei primati come il giudice che ha vinto più edizioni al mondo. Per ragioni molteplici ad un certo punto sono stato ‘frenato’ da un’operazione di attacco alla mia reputazione e alla dignità civile, sono stato pubblicato in modo diffamante, e da quel momento è iniziata una degenerativa descrizione della mia persona come non più credibile, indisciplinata, e a ciò è conseguita la mia esclusione dal mondo della musica, non da quello televisivo, probabilmente per mano del perbenismo e dell’ignoranza bigotta e arretrata di una certa classe dirigente del settore.

Da alcuni anni vivo una condizione distruttiva e degradante, poiché privato della pubblicazione discografica, della legittima presenza nel mercato musicale di questo paese, che ho però contribuito a nutrire culturalmente, motivo per il quale la popolazione mi è riconoscente, ignara delle ragioni per cui oggi non può disporre delle mie produzioni musicali, e che nel tempo si è convinta della mia esaurita fonte di ispirazione, anche se chi mi è vicino sa che non smetto mai di creare e sperimentare. La stampa o meglio un certo tipo di stampa, si prende la libertà di dire che io faccio cose sbagliate, che sono pessimo e che non sono in grado, qualsiasi cosa io dica sbaglio, qualsiasi cosa io faccia sbaglio. Hanno scambiato la cultura e l’arte con il gossip e le favole da rivista estiva. Mi dipinge in declino e invece sono esattamente il contrario, sono l’unico che ha una dignità, una sensibilità e anche una capacità eccezionale. Questi miserabili abitati esclusivamente da invidia e ignoranza sono una piaga sia per me personalmente che per il contributo che un artista dà alla società. Io sono solo uno delle vittime di questa pseudo stampa che non ha organi di controllo, che sembra non sottostare alle leggi e ai regolamenti della dignità e scrive senza provare vergogna, per sè stessa. Eppure, nonostante questa brutale devastazione, io rimango un musicista inventivo, prolifico e moderno e originale, ispirato, appassionato, perché la mia anima non è scalfita dalla stupidità, dalla violenza, dalla meschinità e dallo squallore dell’ignoranza, dalla viltà. Quindi in questi quindici anni ho sofferto, emarginato forzatamente, drasticamente, da ciò che più amo e che meglio so fare perché mi appartiene naturalmente, cosa grazie alla quale sono riuscito ad emergere dopo essermi impegnato studiando, coltivandola con abnegazione, determinazione e serietà, ossia la musica”.

COM’È IL TUO RAPPORTO CON I SOCIAL MEDIA?

“Li ho visti nascere. Nel ’94 mi trovavo in studio di registrazione per il primo album dei Bluvertigo, Acidi e Basi uscito nel ’95. Ero assieme a bravissimi tecnici del suono, preparatissimi dal punto di vista dell’elettronica e del sapere scientifico elettronico applicato all’arte, alla produzione di musica. In quel momento esplode internet e io sono nel pieno della produzione digitale e quindi assistiamo alla nascita di questo fenomeno globale, di invasione nella coscienza delle persone. Quindi lo seguo in modo approfondito perché se da una parte si trasformano i software per fare musica dall’altra il modo di comunicare tra le persone cambia per sempreCosì come il modo di fare promozione dei dischi, è stata una vera e propria rivoluzione. Tutto ciò che è arte è stato influenzato dall’avvento di internet. Tutto. Da subito ho però ho intuito determinate cose.”

PERICOLI?

“Mi spiego. La prima reazione è stata ovviamente l’entusiasmo di fronte a una nuova possibilità di comunicare con il pubblicoLo è stata anche se ragioniamo in termini di cultura e quindi la possibilità di acquisire le informazioni, studiare, conoscere attraverso una finestra il mondo. Le potenzialità erano infinite, sembrava una zona franca dove poteva espandersi la libertà. Libertà di comunicazione, di parola, di proposta, la libertà di poter essere e affermare se stessi. Fino a un certo punto andò in quella direzione. I tecnici del suono con cui mi confrontavo e lavoravo si dedicarono completamente al web diventando una sorta di server, hanno abbandonato la musica per internet. E negli anni abbiamo visto crescere e sviluppare software musicali, la tecnologia digitale per comporre la musica ma soprattutto l’aspetto della comunicazione. Tutto molto bello, peccato che alla fine abbia prevalso l’aspetto economico rispetto a quello umano.”

IN CHE SENSO?

“Hanno rovesciato il senso profondo di internet, trasformandosi da un mezzo di comunicazione a uno di controllo e ovviamente di potere. Quindi è stato usato in modo illecito da parte di chi aveva il potere di farlo. Nel frattempo sono nati i social network, che sono lo strumento attraverso il quale l’essere umano perde la sua libertà, anziché guadagnarla.”

COME SI COMPORTA ALLORA MORGAN RISPETTO A QUESTO? 
COME TI APPROCCI AL MONDO SOCIAL?

“In modo complesso e conflittuale. All’inizio usavo il sito per comunicare e coinvolgere il pubblico, parlavo, mettevo foto, davo delle cose che non si sarebbero trovate Altrove. Sono stato uno dei primi a fare delle dirette per esempio. Questo è avvenuto per un po’ di tempo, poi ha prevalso un’incazzatura crescente per l’uso scorretto che si faceva di questa piattaforma. Si iniziava a vedere le prime false identità, la pubblicità indesiderata, i problemi dei propri dati!”

INTENDI I DIRITTI DI PRIVACY?

“Certo! L’invasività di questa tecnologia era ed è assolutamente spudorata, senza ritegno, pensate a tutti i dati sensibili che dovete dare ancora oggi per installare un software per esempio o un app. Ci viene chiesto continuamente di inserire dati. I nostri dati. Guardando come si stava evolvendo la situazione da entusiasta sono diventato scettico. Infine ho pensato seriamente a trovare un modo per difendermi.”

PERCHÉ ALLORA USI INSTAGRAM PER ESEMPIO?

“L’ho usato in modo assolutamente diverso da tutti. Libero da sottomissione delle regole dell’algoritmo che definisco ILLECITO

MARCO, COME CI SI SALVA DA “INTERNET”?

“Da internet?”

NO, DAL MONDO“Ci si salva innanzi tutto parlando, esprimendosi, non nascondendosi. Ci si salva alleandosi e condividendo. Ovvero si combatte per una stessa idea, condividendo degli obbiettivi, andando nella stessa direzione. La direzione è quella del Liberarsi, protestare, diffondere idee, fare dibattiti. Noi dobbiamo aprire delle discussioni senza avere paura, senza sottomissione, noi dobbiamo rivendicare la nostra Libertà. Il libero arbitrio, la questione fondamentale è questa. E a muoverci verso questa direzione dobbiamo tenere a mente che l’obbiettivo non è monetario, perché è tutto andato nella direzione sbagliata, oggi ci si muove solo per un corrispettivo economico. Il denaro ci è proposto, insegnato e proposto come fine, invece è un mezzo. Questo fraintendimento gravissimo alla base della nostra vita, regola qualunque azione, anche la più normale. Focalizziamo l’obbiettivo, quello vero.”

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